Interessi e risorse: la guerra all’islam di cui siamo vittime

Interessi e risorse: la guerra all’islam di cui siamo vittime

di Johannes Balzano

Nulla avviene per caso, nessun evento è fine a se stesso e il tutto viene legato da una sottile linea rossa che unisce gli avvenimenti nel nostro mondo ormai globalizzato. Quindici anni dopo l’attentato alle Torri Gemelle il nostro mondo, l’occidente in cui viviamo, si trincea verso un nuovo nemico assoluto, l’islam e tutte le sue forme. Ma chi è colui che si scava il fossato per costruire la trincea? E’ di certo un soldato e tale operazione presuppone la guerra, quindi di conseguenza siamo in guerra.

Ebbene si, la nostra società è in guerra, da destra a sinistra i schieramenti politici ci hanno aizzato contro il mondo islamico, semplificandolo, rendendolo rozzo e sanguinario ai nostri occhi, innalzandolo al ruolo di “sommo male” in classico stile americano, condito dalle profezie della defunta Oriana Fallaci e i suoi vademecum per l’ennesima crociata. Ogni analisi obiettiva viene spazzata via dagli altisonanti annunci di “Scontro di civilta”. Terminologia usata spesso e volentieri nei salotti di Del Debbio su rete 4 e tanto cara alla destra liberale, che seguendo le direttive dei Repubblicani statunitensi innalzano con toni da fanatici religiosi la tensione verso il mondo della mezzaluna, coprendo così, fior fior di interessi al centro delle dinamiche mediorientali.

Il mondo occidentale e mettiamoci anche la Russia, che a parte qualche chiesa ortodossa impone i suoi interessi imperialisti ovunque, ha destabilizzato negli ultimi quindici anni tutta l’area del Vicino Oriente. Afghanistan, Iraq, Siria e tutta l’Africa del Nord, hanno visto cadere governi, crollare strutture sociali e affogare ogni capacità di autodeterminare la propria sovranità. L’intervento esterno è stato sempre giustificato nel nome dei diritti umani e della democrazia, scudo e spada del Leviatano, tutto finanza e petrolio, che governa il mondo dell’ovest, ma l’unico fine era il saccheggio delle risorse naturali e quindi delle fonti energetiche.

Per arrivare a questo risultato in alcuni casi si è preferito intervenire direttamente, in altri i servizi segreti europei e americani si sono aiutati con gli unici oppositori dei regimi, i Fratelli Mussulmani e le frange islamiche più radicali, sovvenzionate da Arabia Saudita e Qatar, armate e addestrate dai militari degli Stati Uniti. Tale manovra ha fatto si che in questi paesi, in cui da un momento all’altro fame, povertà e morte hanno fatto irruzione nella vita quotidiana, c’è stata un’arrembante scalata al potere dei fondamentalisti islamici, che combattono in nome di Allah, ma che si muovono da mercenari usati come pedine dagli stati del golfo citati prima e dalle maggiori potenze del mondo democratico.

In casa nostra, dove l’immigrazione viene spinta in avanti da coloro che vogliono affossare definitivamente l’Europa in una guerra etnica senza precedenti, viene creato il nemico islamico. Certo, nei nostri paesi girano potenziali terroristi, che superano troppo facilmente le frontiere o che spesso sono cittadini di seconda generazione e il problema migratorio è tra i principali, ma il tutto serve per distogliere lo sguardo. Non si tratta della semplice tesi complottista, mentre noi siamo concentrati a detestare l’islamico, a invocare interventi duri e pesanti contro chiunque professi la sua religione, a pregare ogni giorno di non essere vittime di attacchi terroristici chi governa, i governanti veri che siedono nei grattaceli americani o in qualche ufficio di Londra, Francoforte e Bruxelles preparano l’ultimo colpo: il TTIP. Il Trattato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti, l’ultima frontiera del libero mercato che creerà un mercato unico tra Nord-America ed Europa, capitali e flussi commerciali saranno messi totalmente alla mercé del liberoscambismo, che ufficialmente non ha padroni, ma che viene ben governato da quel manipolo di uomini che sono a capo di Corporations, gruppi di investimento e maxi società mondiali.

I camerieri di questi individui, ossia i politici dal primo all’ultimo, si scambiano i ruoli nel circo che vede contrapposti destra e sinistra. E mentre questo avviene, anche nell’Islam stesso si combatte l’ultima guerra: quella tra sciiti e sunniti. Iran e Siria, paesi governati da leader sciiti, subiscono l’accerchiamento dei sunniti, fedeli alleati americani, in quella che sarà l’ultima tappa per il caos totale e dalla quale Israele risulterà rimanere l’unico stato in grado di definirsi tale nell’area.

E’ quindi più che evidente che la nostra società è proiettata verso una finta “guerra di civiltà”, dove a tirare le corde sono degli interessi megagalattici e globali, di cui i governi ne sono gli esecutori ma non gli ideatori. Una frizione col mondo islamico è impossibile negarla, ma siamo trascinati in una contrapposizione che oltre ad essere facilmente risolvibile aliena l’opinione pubblica dalle grandi manovre che avvengono alle nostre spalle. Siamo contornati da martellanti messaggi allarmistici, mentre il nostro territorio viene invaso da popolazioni che guideranno tra anni una guerra etnica sul suolo europeo, restiamo inermi a discutere davanti la tv di quanto abbiamo paura a prendere la metro e restiamo passivi allo smembramento di ogni prerogativa sovrana che abbiamo perso e che perderemo ancora. Reagire ora è necessario o sarà troppo tardi.

1 COMMENT

  1. Complimenti per l’articolo,scritto davvero molto bene e che mette il dito nella piaga nel problema reale del nostro tempo,dove continuiamo a dormire valutando solo gliu effetti,ma non volendo vedere le vere cause

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