Oltre i metodi fasulli del blocco al traffico: affrontare l’inquinamento ambientale

Oltre i metodi fasulli del blocco al traffico: affrontare l’inquinamento ambientale

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Di Luca Zomparelli

Se soffriamo di obesità grave, non mangiare per un paio di giorni può essere una buona idea: così, per provare, e magari sentirsi un po’ meno ingolfati nell’intestino. Ma, obiettivamente, al fisico porterà scarsi risultati.

La metafora dietologica è quella che può meglio a aiutarci a capire la ridicola polemica natalizia su Milano e Roma, che pur soffrendo di conclamata e cronica bulimia automobilistica hanno scelto di curarsi rispettivamente con 48 ore di blocco totale e parziale del traffico privato a combustibili fossili, con l’ottimo effetto collaterale di offrire ai capiredattori centrali dei quotidiani qualcosa con cui titolare la prima pagina anche nel vuoto festivo di notizie, o magari per distogliere l’attenzione dalla nuove legge di stabilità che porterà con sé poche ma significanti novità.

Ma, appunto, è puro ed estemporaneo hype mediatico, destinato a svanire nel giro di pochissimi giorni: alla prima pioggia, alla prossima e-news di Renzi, alla ripresa del campionato. Quando noi, gli obesi gravi, ci dimenticheremo di tutto e riprenderemo ad abboffarci di CO2 e polveri sottili, ma anche di mobilità resa impossibile dal traffico, nonché di un panorama urbano in cui le lamiere nascondono ogni bellezza, il tutto passerà nuovamente, ahimè, in secondo-terzo piano.

Insomma, la solita vita di qualità scarsa. In cui la scarsità è data dalla dipendenza patologica da qualcosa che ci fa malissimo: l’auto privata a combustibili fossili. Il nostro junk food di obesi gravi.

Ecco quindi che torna utile la metafora con cui abbiamo iniziato il tema trattato: se per caso avesse il coraggio di affrontare la realtà, qualsiasi obeso saprebbe che per stare meglio saltare un pranzo o una cena non serve a molto, e quindi allo scopo-fine potrebbe più utilmente trasformare i suoi stili quotidiani di alimentazione e di vita. Il che significa, traslocando di nuovo fuor di metafora, semplicemente fissare una data per la fine della commercializzazione di auto a combustibili fossili; e un’altra data per l’inizio del loro divieto di circolazione; utilizzando il tempo in mezzo per la transizione verso tutto il resto: lo sharing, Uber, i taxi, le due ruote, i mezzi pubblici e comuni e tutto quello che la tecnologia e la creatività ci offriranno per sostituire quel velenoso e ingombrante oggetto del secolo scorso che è l’auto privata fossile, il tutto rafforzato dal fatto che il prezzo del greggio continuando a calare, classificherà il petrolio come il carbone che ha alimentato tutto il mondo agli inizi del ‘900, e cioè socialmente dannoso. Perché dobbiamo aspettare le analisi prima di poter dire che il mondo è malato? Tre indizi conducono ad una prova: nel caso di specie magari fossero solo 3 indizi…

Oggi, uno statista decente farebbe questo: fissare una data; fissare insomma l’obiettivo per l’uscita di scena definitiva dell’auto privata a combustibili fossili. E lo farebbe senza aver avuto bisogno di leggere chissà quale illustre autorevole autore, ma soltanto guardando la città da una finestra a pian terreno, aprendo la stessa per sentirne i rumori e gli odori, chiedendosi quindi se è così che vuole far vivere i suoi figli.

Come un obeso che finalmente si guarda nudo allo specchio, e all’improvviso capisce quanto è assurdo pensare di tornare in forma saltando un pranzo.

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