TTIP, il cavallo di Troia a stelle e strisce

TTIP, il cavallo di Troia a stelle e strisce

di Mattia de Persio

Dal 1945, l’Europa rimane ancora oggi una colonia militare degli Stati Uniti, non solo con le sue basi militari sparse per il continente da nord a sud, ma anche attraverso le decisioni strategiche imposte ai singoli stati europei. Tranne pochi casi di sussulto da parte di singoli stati, questa perenne occupazione militare ha sempre avuto il beneplacito dei leader europei senza alcuna distinzione tra destra a sinistra.

In questi mesi si è parlato molto del caso Volkswagen, ma al di là della correttezza o meno nei confronti del mercato automobilistico e del singolo consumatore, a gran parte dell’opinione pubblica europea forse sfuggono le vere motivazioni che hanno spinto gli Stati Uniti a mettere sotto indagine la casa automobilistica tedesca, e che vanno oltre a delle semplici emissioni “truccate”. Quindi attenzione a demonizzare la Germania, perché si potrebbe anche discutere o meno da che pulpito ci arriva da oltre oceano la “predica” sulla salvaguardia dell’ambiente da parte di uno stato che è tra i più grandi produttori di gas serra, ma quello che più ci preme evidenziare è di come l’ombra del trattato TTIP sia dietro al dieselgate Volkswagen.

Ma cos’è il trattato TTIP? E cosa prevede ?

 Il Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti (in inglese Transatlantic Trade and Investment Partnership, TTIP), inizialmente definito come Zona di libero scambio transatlantica (Transatlantic Free Trade Area, TAFTA), è un accordo commerciale di libero scambio ancora in corso di negoziato dal 2013 tra l’Unione europea e gli Stati Uniti.

L’obbiettivo principale di questo accordo è di integrare maggiormente i due mercati, quello statunitense ed europeo, riducendo i dazi doganali e quelle barriere non tariffarie il cui scopo è quello di limitare la circolazione delle merci, ed in particolare, quello di limitare le importazioni.

Per i sostenitori del trattato, ciò permetterebbe la creazione della più grande area di libero scambio esistente, rendendo possibile la libera circolazione delle merci e il maggior flusso di investimenti. Si tratterebbe quindi di un nuovo accordo che richiama fortemente l’Accordo Generale sulle Tariffe ed il Commercio (GATT) firmato il 30 ottobre 1947 a Ginevra, il quale stabilì le basi per un nuovo sistema multilaterale di relazioni commerciali.

Malgrado le assicurazioni di chi vede nel TTIP la porta d’uscita alla recessione economica per i paesi partecipanti, dall’Europa, molti critici sostengono che il raggiungimento dell’accordo possa aprire la strada alle grandi multinazionali americane per imporre la propria egemonia nel mercato europeo. Tutto ciò renderà più difficile ai governi il controllo dei mercati.

La bozza del trattato conterrebbe non solo limitazioni dei singoli governi per regolamentare diversi settori dell’economia, in particolare le banche, ma anche la stessa salute pubblica mettendo in pericolo il livello di tutela attualmente in vigore nell’Unione Europea in materia di sicurezza alimentare e informazione dei consumatori. Quindi, si porrebbero a rischio i controlli che vanno dalla produzione primaria fino alla vendita al dettaglio. Anche i produttori americani di alimenti contenti pesticidi o di OGM potrebbero commercializzare questi prodotti anche in Europa.

Per di più, molte preoccupazioni in merito alla conseguenze dell’accordo TTIP sono state espresse da più parti anche per le possibili conseguenze per i sistemi sanitari nazionali che rischiano di essere smantellati e con possibili pesanti implicazioni sulle procedure di controllo e di regolamentazione sull’uso dei farmaci.

Nessun commento

Lascia un commento