La ricerca di sicurezza nella società del rischio

La ricerca di sicurezza nella società del rischio

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di Luca Zomparelli

L’aumento esponenziale della domanda di sicurezza, dettato dalla diminuzione del livello di sicurezza percepita, e reale, ha orientato l’odierno dibattito sociale, politico ed anche scientifico verso la risoluzione di un duplice ordine di problemi: definire con precisione l’altrimenti vago concetto di “sicurezza” ed individuarne i più idonei strumenti e livelli di tutela, penali ed extra-penali. Il problema che sommerge ed ha sommerso la città di Nettuno, ogni qual volta si registra un fenomeno di violenza al borgo medievale, meta di classi di età multa-giovanili alla ricerca dello svago e, ahimè, dell’applicazione sul campo della famosa legge animale “homo homini lupus”.

Sotto il primo aspetto, un concetto lato di sicurezza rinvia a quel complesso di condizioni che garantiscono a determinati beni giuridici di essere preservati da danni, pericoli e rischi.

Il bisogno di sicurezza incide nei settori più disparati del vivere sociale: l’interrogativo principale di fronte a tali pressanti esigenze di sicurezza verte sulle possibili modalità di tutela dei beni giuridici coinvolti ed, in particolare, sul ruolo che deve assumere il diritto, al fianco delle azioni preventive di polizia.

La scienza giuridica, ed in particolare penalistica, sembra ormai aver colto, ed accolto, la sfida di adattarsi ai mutati scenari posti dall’evoluzione della società moderna e, piuttosto che optare per una visione sanzionatoria del diritto, sembra orientarsi verso lo sviluppo di un diritto della prevenzione e della responsabilizzazione del privato, in una logica di anticipazione dalla tutela dai pericoli alla prevenzione dei rischi: perché però non adattarla o adottarla per la messa in sicurezza del borgo medievale? Di certo un buona attività di prevenzione non consiste nel chiudere o interdire ai singoli cittadini l’uso di uno spazio, prima che pubblico, di grande spessore storico, ma magari di adottare una sensibile campagna di messa in regola degli esercizi “commerciali” operanti al loro interno per mettere fine a quella che è una cattiva prassi a discapito di quei pochi che hanno il diritto di esercitare impresa, e non un’attività “associativa”. A un certo punto non sai più dire se è peggio il vandalismo o la valanga di banalità e piccinerie che inondano giornali a seguito della calata dei barbari sul Borgo di Nettuno. Certo, lo si dice per amor del paradosso: le chiacchiere e le giustificazioni del dopo saranno pure meno gravi del prima, ma suonano altrettanto inquietanti. Perciò la prevenzione è direttamente proporzionale alla sicurezza: si può attuare perché in questa Nettuno città aperta, la tenacia con la quale per giorni il lungomare e il borgo è stato pattugliato a vista per la venuta del celeberrimo cantante Al Bano lungi da qualsiasi tesi che il tutto, procrastinato come impossibile, in realtà è possibile.

 

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