Anzio, 72 anni dopo: tra passato e futuro

Anzio, 72 anni dopo: tra passato e futuro

di Mattia de Persio

In occasione del 70° anniversario dello sbarco di Anzio l’Associazione Culturale Libertà e Azione celebrò la ricorrenza organizzando una conferenza dal titolo “Good night Anzio. La guerra a casa nostra”.

L’evento fu l’occasione di richiamare tutti quanti quei cittadini desiderosi di approfondire le principali tematiche inerenti allo sbarco nella cittadina anziate; il contesto storico, le manovre militari dei due schieramenti contrapposti fino ad analizzare l’impatto che lo sbarco ebbe nelle città di Anzio e Nettuno, e in particolar modo, le sofferenze patite dalla popolazione. Adesso sarebbe riduttivo esaminare nuovamente le premesse che portarono all’attuazione di una delle più importanti operazioni militari sul fronte italiano dal ’43 in poi, tuttavia non si può ignorare la portata dell’evento che pur essendosi conclusa con la presa di Roma, l’operazione fu considerata dagli storici come un fallimento. Gli scontri che si prolungarono fino alla primavera del ’44 si trasformarono in vere mattanze.

Nei vari programmi che hanno dato l’avvio alle celebrazioni del 70° anniversario dello sbarco abbiamo trovato a più riprese il motto “Se vuoi la pace prepara la pace”, senza alcun dubbio la memoria storica negli anni ha accumunato il ricordo e la testimonianza dei reduci affinché fosse servita da custodia del passato e progetto per le future generazioni. Malgrado ciò, non possiamo dimenticare chi nel dopoguerra fu volutamente tagliato fuori dalla storia del politically correct. Dal 1945 in poi le istituzioni destineranno terra patria per i cimiteri militari anglo-americani di Anzio e Nettuno e tedesco a Pomezia. Sorte diversa toccò per tutti quegli italiani nelle file della R.S.I. che non avranno alcun cimitero di guerra fino al 1993 quando a Nettuno fu edificato senza ricorrere a spese pubbliche un sacrario privato, meglio conosciuto con il nome di “Campo della Memoria”. Senza alcuna retorica, anche quest’anno, dopo 73 anni ci sentiamo in dovere di riverire una generazione che ha idealizzato il passato, respingendo il presente e sognando un futuro.

Quali propositi per gli anni a venire? Prima di tutto, far comprendere alle nuove generazioni le ferite protratte di quei tragici mesi tra la popolazione anche negli successivi alla guerra. L’invito alle istituzioni locali di superare pretestuosi litigi e valorizzare in chiave turistica questo patrimonio storico che lega le due città, in modo da renderlo fruibile a tutti gli appassionati e a chiunque voglia conoscere un’importante parte del nostro passato.

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