GUIDO KELLER: L’ ESTETA E L’ UOMO D’AZIONE. LA VITA È UNA...

GUIDO KELLER: L’ ESTETA E L’ UOMO D’AZIONE. LA VITA È UNA PASSIONE LUDICA (2°parte)

di Marco Riggi

UNA FILOSOFIA DI VITA

Keller era un contestatore di primo piano, intellettualmente non lontano dalla concezione della vita maturata dagli antichi Elleni: in esso si esprimevano e sintetizzavano il culto della bellezza in qualsiasi forma, dell’eroismo, dell’atletismo, dell’affermazione individuale e dell’esistenza spartana. Dimostrava la sua ribellione alle convenzioni, l’insofferenza verso le formalità col suo slancio spericolato, il suo essere eccentrico e spavaldo. Viveva con prodigalità, libero e disordinato. Il suo comportamento rifletteva un vero e proprio stile e una filosofia di vita fuori tempo massimo, del tutto estranei alla società contemporanea.

“Nelle giornate serene, trascorreva le ore libere da impegni di servizio e di volo, nelle campagne circostanti: si denudava, prendeva bagni di sole, faceva lunghe marce, corse, esercizi ginnici. Ad eccezione dei mesi invernali, dormiva sotto la tenda. Una volta, in un campo di guerra, si fece costruire, come sua dimora, una grotta.”

(Igino Mencarelli, op. cit.)

“Keller era solito volare in abiti succinti, senza giacca, calzando in capo, in luogo del baschetto di cuoio, un fez da bersagliere munito di un lunghissimo cordone terminante in un grande fiocco: il cordone, come lui desiderava, si distendeva in aria, a guisa di una tremula manica a vento”

(Igino Mencarelli, op. cit.)

“Keller era piccolo di statura, con una capigliatura sempre troppo abbondante e arruffatissima, con una barba selvaggia ma con baffi fieramente obbligati all’insù come quelli di un moschettiere. Aveva uno sguardo fra l’accigliato e il tenero; era alieno dagli scatti con i quali ognuno reagisce di fronte ad una enormità, contentandosi di una scrollatina di spalle o di un malinconico oscillare della grossa testa. Nessuno lo sentì mai alzare la voce. Sul più bello di una discussione nella quale stava per persuaderti (caso raro, perché di solito non lo capivi) ti lasciava, senza concludere la sua vittoria. Se mai sorrideva, ed era un sorriso che non dimenticavi più, niente ironia, niente superiorità: il bel sorriso puro di un fanciullo. Ma sorrideva rarissimamente perché tutto ciò che vedeva, anche la più grossa stramberia, era per lui cosa normalissima, e lo lasciava indifferente, o paternamente consenziente. Sorrideva di rado. Una vera risata, poi, non l’ha mai fatta. […] Sempre spiantato e sempre trasandato nel vestire ma con l’indifferenza del gran signore, un giorno ti capitava davanti con un capo di raffinata eleganza: una cravatta, un paio di scarpe indubbiamente provenienti da un ottimo negozio. Ma il giorno dopo la cravatta era lordata da una larga macchia d’olio che lui non si curava di togliere, e le scarpe erano orribilmente scalcagnate. Le aveva adoperate per una gita in montagna dove si era arrampicato di notte per assistere allo splendore dell’alba. E ti raccontava, senza enfasi però, la commozione che ne aveva provato. Ma se gli proponevi di ripetere la gita insieme ti guardava come se tu fossi matto.”

(Mario Fucini, generale dell’Aeronautica e personaggio di spicco della prima guerra mondiale: da Igino Mencarelli, Guido Keller, Ufficio storico dell’Aeronautica, 1970)

Durante i voli di servizio Keller portava, assicurato alle ginocchia, ora un libro di Shakespeare, ora uno di Petrarca, di Ariosto o di Leopardi (era un amante della letteratura italiana e straniera, oltre che della musica, delle arti figurative, della filosofia e dello sport). Aveva dentro il velivolo un servizio da tè da vero dandy, e spesso si distraeva in volo a guardare il paesaggio (per lui il volo era un momento estatico), dimenticando spesso la situazione di guerra contingente. Keller era anche un naturalista, un nudista (come precedentemente accennato) e un fanatico igienista. Girava per il campo d’aviazione a torso nudo, con la sua aquila addestrata, che aveva il suo stesso nome:

“Così disdegnava passare la notte nello ‘alloggio signori ufficiali’ e si era trovato un albero in fondo al campo […] Nelle ore di libertà saliva sull’albero, nudo completamente e nell’aerea dimora svolgeva tutte quelle attività – anche le più naturali… – che molti uomini disimpegnano al livello del terreno.”

(Atlantico Ferrari, L’Asso di cuori Guido Keller, Cremonese, 1933)

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