DDL Cirinnà e Family Day: manca solo la famiglia.

DDL Cirinnà e Family Day: manca solo la famiglia.

Di Johannes Balzano

Due maree vuote, eterogenee, multiformi, confrontatesi a distanza di pochi giorni su uno degli argomenti più delicati della nostra epoca: la famiglia, centro di ogni società del passato, oggi messa in dubbio da chi la sminuisce facendone un oggetto di piacere per chi non può averla per ragioni naturali e allo stesso tempo resa priva di significato da chi difende il modello tradizionale, facendone una battaglia solo ed esclusivamente etica, dimenticandosi che la famiglia sta perdendo ogni ragion d’esistere su un piano pratico, perché abbandonata.

Il DDL Cirrinà è davvero inquietante. Affermare che avere un figlio è un diritto è l’ultimo atto di mercificazione della vita umana in barba ad ogni dimostrazione scientifica  che sottolinea come nella maggior parte dei casi i bambini, cresciuti da genitori dello stesso sesso, abbiano una crescita molto più difficile, con problematiche non riscontrabili in altri tipi di famiglia, neanche in quelli dove manca un genitore.  Un folle atto per accontentare l’ego di chi non riconosce la propria incapacità di procreare a causa della propria inclinazione sessuale battendosi e accontentandosi di acquistare, barattare e ottenere con sotterfugi giuridici il controllo sulla vita umana. L’omosessualità è stata riconosciuta, giustamente a mio avviso, né come malattia, né come un reato, ma continua ad essere vissuta in malo modo da chi, da omossessuale, cerca di ottenere un diritto che non è mai esistito. Scrivo questo ora e probabilmente mai nessuno potrà più scrivere le sue perplessità sulla questione: il DDL si lega a doppia mandata con la Legge Mancino e i critici verranno perseguitati per il reato d’opinione, lo scudo e la spada del sistema democratico italiano. Per fortuna che non c’è retroattività!

Ma dall’altra parte, la marcia per la famiglia, ha visto sfilare un carrozzone armato di Vangelo, Tradizione e riferimenti etici, che seppur condivisibili, hanno perso totalmente di vista la realtà dei fatti, non chiedendosi perché la famiglia non è più al centro della società come lo era una volta. L’Italia, con molto altri paesi del sud europeo, nonostante la strisciante matrice cattolica, resta uno degli stati più lontani alla famiglia e chi la difende, non riesce ad andare al di là di qualche slogan. Fare una famiglia oggi è impossibile. Togliendo l’evoluzione o involuzione della società, in cui nuovi obiettivi e nuove sfide invadono il mondo quotidiano delle persone, con un crollo verticale delle relazioni sociali, oggi chi decide di fare famiglia, è solo con i propri mezzi, anche se insufficienti. Manca ogni tipo di appoggio statale, partendo da quei bonus mensili versati mensilmente fino al 25° anno di età per ogni bambino in altre zone d’Europa, dagli asili gratuiti, figuriamoci qui non si trova neanche spazio per le iscrizioni, agli anni pagati sia di maternità che di paternità (si proprio paternità). Le visite pediatriche, i beni di prima necessità, le attrezzature, il supporto psicologico alle mamme, nulla è contemplato dallo stato italiano, se non qualche piccolo pagamento nei primi due mesi dopo il parto. Inoltre, come abbiamo descritto nell’articolo sulla situazione lavorativa in Italia di qualche giorno fa, sono venute meno tutte le certezze. Tra precari e sottopagati la maggior parte di chi vive in questo paese vive per se stesso, affrontando ogni giorno una battaglia per vivere una vita dignitosa, sacrificandosi, spostandosi, perdendo ogni tipo di legame dal luogo di provenienza.

Nulla di tutto ciò è stato affrontato. I grandi leader dei partiti politici di opposizione al DDL non hanno mai tenuto conto, seppur spesso al governo, della condizione della famiglia, facendone una battaglia vuota e quando al vuoto si oppone il vuoto, vince il vuoto più forte, oggi chiamato DDL Cirinnà.

I migliori auguri vanno a Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, che aspetta un bambino. La massima solidarietà per  i folli attacchi venuti da figure davvero sbiadite del panorama pubblico italiano, tra cui Luxuria. Ma oltre agli auguri, vanno rivolte critiche dirette non a lei, ma a chi oggi difende la famiglia senza averne difeso l’essenza negli anni passati, ma soprattutto a chi ha perso il treno per portare avanti una delle battaglie di civiltà, mai considerata a sufficienza in Italia: le coppie di fatto. Ad oggi  due conviventi possono definirsi conviventi solo perché dividono quattro mura ed un affitto, ma non di più. Se arriva un figlio, restano ancora conviventi, sono madre e padre ma solo conviventi. Parliamo di quelle coppie eterosessuali non sposate, per ragioni economiche o di sfiducia verso l’istituto del matrimonio, che davanti lo stato non godono di nessuna tutela. Se  uno dei due finisce in ospedale, riceve notifiche urgenti o viene colto sfortunatamente dalla morte, l’altra parte non ha diritto sul nulla, né alla minima informazione e neanche alla minima eredità. Una battaglia lasciata lì alla mercé di salotti pubblici, a cui i paladini della famiglia non hanno partecipato. Un registro delle convivenze siano queste eterosessuali e non, o anche semplici convivenze di amicizia, sempre più in crescita in Italia a causa della crisi economica, che esula da ogni tipo di adozione, è un imperativo non affrontato.

La battaglia è stata persa da chi difende la famiglia quando ha scelto di non riconoscere la realtà e la società in cui viviamo, tralasciando ciò di cui aveva bisogno sul serio una famiglia, esaltando argomenti obsoleti e senza contenuti concreti. Lo spazio lasciato è immenso e il DDL Cirinnà con i suoi sostenitori lo ha occupato, facendo della vita un diritto da acquistare, chissà, forse anche nei supermercati o in e-commerce su internet

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