Alfredo Oriani e la Terza Italia 1° Parte

Alfredo Oriani e la Terza Italia 1° Parte

di Marco Riggi

Vita e opere

Oriani fu un alfiere del patriottismo e nazionalismo italiano, la sua voce fuori dal coro, aldilà di ogni opinione sul suo orientamento, chiama all’attenzione, all’ascolto.

«Più gli anni passano, più le generazioni si susseguono e più splende questo astro, luminoso, anche quando i tempi sembravano oscuri. Nei tempi in cui la politica del piede di casa sembrava il capola voro della  saggezza  umana  Alfredo  Oriani  sognò  l’impero;  in  tempi  in  cui  si  credeva  alla pace universale perpetua, Alfredo Oriani avvertì che grandi bufere erano imminenti le quali avrebbe ro sconvolto i popoli di tutto il mondo; in tempi in cui i nostri dirigenti esibivano la loro debolezza più o meno congenita, Alfredo Oriani fu esaltatore di tutte le energie della razza».

In tal modo si espresse Benito Mussolini guidando la ‘marcia sul Cardello’ del 27 aprile 1924, ricordando dinanzi ai giovani universitari Alfredo Oriani, cantore e ‘visionario’ di un’ Italia per la terza volta unificata nella storia, modernizzata e tornata ai vertici della scena internazionale.

Oriani morì nel 1909 a 57 anni, non ebbe modo di assistere all’Italia che, nella sua visione quasi estatica, aveva costituito l’oggetto della sua profezia (visione estatica, si, ma non priva di coerenza e logica). Non potè contemplare una ritenuta grandezza nazionale, ma il suo sogno nel Ventennio trovò a realizzazione.

Alla nazione liberale, decadente e corrotta, si sostituì infatti la nuova i cui valori della forza e della gerarchia spirituale rispondevano al pensiero orianeo.

Mussolini nutrì uno spiccato interesse per la figura di Oriani; per conto dell’editore Cappelli fece pubblicare in dieci anni, una copia all’anno, la sua intera opera. Rese anche la sua casa, in frazione di Casola Valsenio, un monumento nazionale. Fece inoltre inserire il nome di Oriani nelle antologie scolastiche assieme a Carducci e a De Sanctis; questo il modo di omaggiare chi aveva profetizzato la ‘terza Italia’.

Nacque Oriani a Faenza nel 1852, da Luigi e da Clementina Bertoni. In collegio a Bologna, grazie alla spiccata intelligenza ebbe presto la licenza liceale.

Nel 1868 fu a Roma per laurearsi in giurisprudenza, come voleva il padre, che vedeva per lui una brillante carriera da avvocato.

Laureatosi a Napoli nel 1872 e tornato al Cardello, dove rimase a vita senza amici né donne, lasciò alle spalle la giurisprudenza per darsi alla letteratura.

Si gettò quindi in politica, ottenne la carica di consigliere provinciale a Faenza e vi rimase per diversi anni. Non riuscì tuttavia ad arrivare al parlamento nazionale, fatto che lo tormentò ulteriormente e lo indusse a isolarsi sempre più dal mondo esterno. Per questo i contadini del Cardello lo chiamavano ‘el mat del cardel’. Deluso dalla vita, sofferente di cuore, Oriani si spense nel 1909.

Fu un carattere turbolento ed irrequieto; da scrittore aveva odiato, in tempi insospettabili, un’Italia materialista e meschina dell’età contemporanea, schiava dei maneggi dei politicanti e dimentica del suo passato millenario. Aveva invece sognato e profetizzato una nazione imperiale.

Disprezzava il culto del profitto, prerogativa del mondo capitalistico e, allo stesso tempo, le manie sovversive dei socialisti. Contro l’ideologia della lotta di classe auspicava, come già Mazzini, una collaborazione pacifica interclassista.

Per l’avvento di un’ Italia forte e libera e presente nel novero delle grandi potenze (un suo ruolo naturale e storico), auspicava un governo decisionista a discapito delle clientele e degli interessi sfrenati dei partiti.

Temi che sono prerogative delle sue opere teatrali (Ultimo atto; La logica della vita; L’invincibile; L’incredulità; ‘Gli ultimi barbari’), che pur offrendo in apparenza un intreccio tra romanticismo e verismo, preparano piuttosto a una potente sintesi che trovasi nelle grandi opere come La lotta politica in Italia e Rivolta ideale.

Oriani fu anche un grande romanziere (Al di là; Sullo scoglio; Il nemico; Olocausto; Gelosia; La disfatta; Vortice), e già ebbe l’apprezzamento della storiografia letteraria.

Da scrittore di fine Ottocento fu, ovviamente, un forte rappresentante del nazionalismo.

La sua opera Fino a Dogali (1887) espone l’epopea dei cinquecentododici militari italiani comandati dal tenente colonnello De Cristoforis, caduti nell’eccidio in Africa: un’esaltazione lirica dei protagonisti e un’aspra critica all’imbelle governo De Pretis sono un pretesto per l’ampia analisi dell’Italia postunitaria, poi compiuta in La lotta politica in Italia (1890), lavoro che ripercorre le vicende a partire dall’anno 476 d.C. (caduta dell’Impero d’Occidente), fino all’età contemporanea.

Il motivo cardine dell’opera è la ‘rivoluzione tradita’ del Risorgimento, per cui ai nobili ideali e aspirazioni dell’ Unità d’Italia seguì la condizione di ignavia, la passività, l’ipocrisia e l’opportunismo che regnarono nell’età giolittiana. Pur non esente da contraddizioni e lacune, il lavoro di Oriani esprime una legittima critica alla politica del tempo.

Lo scrittore indica agli Italiani l’importanza delle tradizioni e della memoria del popolo romano, che nel dominio del mondo irradiò la civiltà latina. La gloria futura è ineluttabile.

Ma è l’opera Rivolta ideale (1906) a rappresentare il capolavoro orianeo. Indigesta per gli scrittori del ‘900, egli presenta una visione maestosa e serena, tipica dei vati, accompagnata a una fenomenale preveggenza e precisione: vengono annoverati tutti i caratteri  poi emersi nel pensiero politico, sociale e culturale dell’esperienza fascista della ‘terza Italia’: la previsione della guerra e la necessità di un impero, la dottrina dello stato autoritario e il senso di gerarchia, la causa suprema nazionale e la sacralità dell’onore, la negazione della logica comunista e socialista etc….

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