VITTIME DELLA TURBOGAS

VITTIME DELLA TURBOGAS

di Luca Zomparelli

La società per come è organizzata oggi non va a ricercare le vittime: devono essere le vittime stesse a richiamare l’attenzione in merito ad un problema che la società non riesce ad affrontare di sua iniziativa.

Nel caso di specie parliamo della turbogas di Aprilia, da molto al centro dell’attenzione, a partire dai governati fino ad arrivare ai governanti, per l’impatto ambientale che ha su parte del territorio della regione Lazio, specialmente negli ultimi giorni dove è stata protagonista della cronaca locale a causa di un incendio divampato per cause ancora ignote e ora sotto indagine. La gente, in pensiero per la propria salute quando l’impianto fu costruito, oggi è invasa dalla paura.

Qual è l’impatto ambientale dell’incendio di ieri sulla collettività e nelle zone limitrofe? L’impianto è sicuro nonostante sia stato costruito e ultimato solo da 5 anni a questa parte con tutte le moderne tecnologie del caso? Per il momento tutto tace…

Purtroppo ancora oggi trovare la vittima di un reato ambientale è una concezione annebbiata e dibattuta rispetto alla vittima di un delitto contro la persona: questo è dovuto dal fatto che per essere considerati vittime di un reato ambientale devono necessariamente configurarsi l’esistenza di un danno, la consapevolezza dello status di vittima, la richiesta di aiuto della vittima, la convalida del riconoscimento della situazione di vittimizzazione ed infine l’aiuto. Facciamo prima a morire piuttosto che ad essere riconosciuti come vittime…

Quando si parla di impatto ambientale, la vittima è indiretta, nel senso che il reo di solito non provoca un danno direttamente ad un singolo individuo, ma crea una situazione che favorisce il danno incidendo sull’ambiente prossimale nel quale la vittima vive. E allora dato che il problema in questo settore non è più e solo tecnologico, l’azione di lobby di alcune multinazionali e la scelta politica di appoggiare e sostenere l’uso di combustibili fossili, nonostante incrementino di molto le vittime sia a livello globale che locale, possono essere considerate azioni di interesse criminologico, anche se legali? La risposta di certo deve essere affermativa dato che esiste un nesso causale tra le scelte umane-istituzionali e le vittime.

Dobbiamo essere consapevoli del processo di vittimizzazione in cui viviamo, partendo dal danno e dal reato, fino ad arrivare al metodo d’indagine cercando di recepire gli errori, formulare nuove ipotesi e dare spazio a valutazioni alternative. Diamo atto al metodo d’indagine e ripartiamo dagli errori per sostituirli con scelte ponderate di benessere sociale guardando al lungo periodo e non sempre e solo al breve periodo.

D’altronde parliamo di una minaccia alla sopravvivenza ed al godimento dei diritti umani, che abbiamo il compito di garantire e di farli garantire: poniamo al centro del mondo le persone e non l’interesse, dando spazio al valore delle cose piuttosto che al prezzo.

Quella che viviamo e soffriamo sotto il punto di vista giuridico attiene ad una responsabilità civile extracontrattuale che vantiamo nei confronti non dell’ente che gestisce la turbogas, ma dal contratto di concessione tra ente statale e gestore, che non ha tenuto conto degli interessi e dei diritti dei terzi, danneggiandoli piuttosto che arricchendoli o proteggendoli: a dirlo non sono io, ma una corte di giustizia internazionale.

Perciò iniziamo a dare importanza al diritto ambientale come madre di tutti i diritti, perché una vita senza il rispetto degli elementi naturali è una vita senza libertà e liberalità.

Nessun commento

Lascia un commento