Dresda, 71 anni fa il vile bombardamento

Dresda, 71 anni fa il vile bombardamento

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Di Johannes Balzano

Amburgo, ore 0.55 del 28 luglio 1943. “… Fu l’inizio di un nuovo attacco aereo. Il fosforo dilagò sull’asfalto. Bombe a benzina alzavano nell’aria fontane di fuoco alte venti metri. Fosforo già incendiato si riversò sulle
rovine come un violento acquazzone. Sibilava e turbinava come un ciclone. Bombe più grosse e potenti sollevarono letteralmente in aria intere case…. Le persone uscivano urlanti dalle rovine. Torce viventi vacillavano e cadevano, si rialzavano e correvano sempre più in fretta… Alcuni bruciavano con fiamme biancastre, altri avvolti da fiamme di un rosso acceso. Alcuni si consumavano lentamente in una incandescenza giallo – blu, altri morivano in modo rapido e pietoso. Ma altri ancora correvano in
circolo, o si agitavano a gambe all’aria, sbattendo la testa avanti e indietro e contorcendosi come serpi prima di ridursi a piccoli fantocci carbonizzati. Si muovevano, quindi erano ancora vivi… Il sergente, sempre
così calmo, perse per la prima volta il controllo da quando lo conoscevamo. Proruppe in un acuto grido: ‘Fateli fuori, per Dio, accoppateli’… Sembra brutale. Era brutale. Ma meglio una morte rapida, data con un colpo di pistola, che una lenta, mostruosa agonia. Nessuno di loro aveva la minima possibilità di salvezza…” (da “Germania Kaputt” di Sven Hassel – Ed. Longanesi, Milano).

Per capire ciò che successe a Dresda tra il 13 e il 14 Febbraio, non si può fare a meno della descrizione del Feuersturm di Sven Hassel, ovvero il fenomeno che si creava costantemente dopo i bombardamenti degli alleati sulle città tedesche. Si tratta di una reazione climatica all’uso delle bombe al fosforo e incendiarie, dettata dal forte contrasto tra il freddo che capeggiava sopra le città e le temperature di quasi 1500° create dai massicci bombardamenti. Il risultato portò a  dei venti fortissimi, che fecero diventare le fiamme dei vortici spaventosi, i quali avvolgevano e “strangolavano” migliaia di civili inermi, morti in un’agonia atrocissima.

Il Feuersturm si verificò anche a Dresda, ma con dimensioni abnormi, distruggendo un’intera città e portando alla morte migliaia di uomini, donne e bambini. Cifre più o meno esatte parlano di 135.000 persone, Adenauer nel 1955, in un celebre discorso, parlò di 250.000 morti, a causa dei numerosi profughi fuggiti  a Dresda. Profughi che furono dirottati nella “piccola Firenze” a causa della sua poca importanza strategica, priva di rifugi aerei adeguati, dotata di poche fabbriche e per lo più fuori città, impensabile quindi un attacco di tale portata.

L’offensiva anglo-americana, doveva essere un azione congiunta, voluta fortemente da Churchill e pianificata da Arthur Travers Harris, detto “il macellaio” per la sua fama di amante dello sterminio. La RAF colpì per prima però, poiché l’aviazione americana trovò condizioni climatiche avverse, sganciando 1478 tonnellate di bombe esplosive e 1182 tonnellate di bombe incendiarie. La USAAF concluse il giorno dopo l’opera con 1250 tonnellate di bombardamenti.

Fu nella notte che si consumò la “tempesta di fuoco” lungo le strette vie del capoluogo sassone, per lo più formato da case di legno altamente infiammabili, ma simbolo della poesia di una città che cessò di esistere. Centro nell’umanesimo barocco infatti, Dresda fu per secoli reputata la più bella città della Mittel-Europa e per molti secoli fu la dimora dei Duca di Sassonia. Artisti, letterati e viaggiatori, non poterono fare a meno di descrivere nelle loro memorie o nelle loro opere l’attrazione che suscitava il piccolo centro sull’Elba, cresciuto  impetuosamente all’inizio del 900, arrivando a contare quasi 600.000 abitanti nel 1939.

Il 14 Febbraio, passato l’attacco americano, della “romantica città” sull’Elba, non resterà nulla. Per capire la devastazione bisogna però affrontare qualche dato: dei 222.000 edifici, 75.000 furono distrutti, 11.000 gravemente danneggiati, 7.000 danneggiati, 81.000 parzialmente danneggiati. Già distrutta un nuovo attacco di inizio Marzo mise completamente in ginocchio la città e un altro attacco programmato, per un errore americano, finì per colpire Praga ad un centinaio di chilometri da Dresda. La cifra delle vittime e della loro agonia causata dal Feuersturm, le abbiamo elencate sopra, ma da sottolineare che la storia negazionista riconosce solo 35.000 vittime, nonostante testimonianze come quella di Erhard Mundra, ex prigioniero della DDR, che parlò di 35.000 vittime identificate, 50.000 parzialmente identificate e 168.000 non identificate, tra cui molti ritrovati anni dopo, addirittura qualcuno nel 1966. Non ci sorprende che molti usino il “gioco al ribasso”, tecnica usata per mascherare l’atrocità dei nuovi padroni dell’Europa, che non avevano nulla da temere a Dresda. L’attacco fu giustificato, soprattutto da Churchill nel Regno Unito, come un raid alle strade di rifornimento tedesco, nonostante le ferrovie circostanti furono distrutte un paio di settimane prima. Gli Stati Uniti giustificarono l’atto come un attacco alle comunicazioni, alle fabbriche e alla presunta fortezza in cui si era tramutata Dresda. Purtroppo se si leggono i documenti sulla città durante la Seconda Guerra Mondiale si capisce velocemente che le fabbriche erano piccole aziende di artigianato, troppo piccole per essere convertite in industrie belliche, come avvenne per le enormi acciaierie della Ruhr;  Dresda non divenne mai una fortezza ma al suo interno erano presenti caserme militari, la quale zona non fu neanche colpita; le comunicazioni, come ci insegna ogni libro di guerra, vengono colpite con bombardamenti strategici e non con bombardamenti a tappeto, utili solo a massacrare.

Dresda fu ricostruita negli anni successivi al conflitto, ma la ferita squarciante non si chiuderà mai più. L’atto vile e inumano che consumarono gli Alleati, non può essere giustificato in nessun modo, soprattutto in un momento storico in cui parte della Germania trattava la resa con gli inglesi e quindi era ben prevedibile la fine prossima della guerra. Un massacro gratuito che spense le luci a Dresda, facendola diventare sorella maggiore di Hiroshima e Nagasaki, tragedie che fanno rabbrividire la dignità umana ma che hanno uno scudo perbenista forgiato da chi ci ha consegnato le menzogne storiche, scritte dalle mani di un vincitore privo di ogni sentimento umano.

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