Si è spenta Gina Romeo, volontaria del Servizio Ausiliario Femminile

Si è spenta Gina Romeo, volontaria del Servizio Ausiliario Femminile

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di Johannes Balzano

 

“È una sferzante lezione per quegli uomini che non vogliono sentirla o che di fronte all’azione mettono in campo tutti i sotterfugi che la viltà può insegnare. Come più d’una volta, se pure non mai in modo tanto clamoroso, agli sbandati, agli immemori ed ai vili l’esempio viene dalle donne. Questa volta dalle gloriose donne di Firenze” (“Corrispondenza repubblicana” del 15 agosto 1944)

Si è spenta all’età di 89 anni, Gina Romeo, volontaria di guerra, inquadrata nel saf all’indomani dell’8 Settembre 1943. La conoscemmo al Campo della Memoria di Nettuno, dove riposano i caduti della Repubblica Sociale Italiana, un sacrario in cui l’eroismo, l’audacia e il senso dell’onore si respirano al solo varcare il cancello. Seduta su una panchina ascoltava i ricordi degli altri reduci di Salò che con sprezzante simpatia ricordavano le loro gesta, i momenti passati sotto il fuoco delle linee nemiche e con sommo raccoglimento celebravano i propri camerati morti in battaglia o fucilati mentre sbattevano in faccia ai loro boia il sorriso di chi scelse la via del coraggio. Lei ascoltava i racconti seduta sulla panchina e la sua storia non l’abbiamo conosciuta dalle sue parole, ma da chi, negli anni del dopoguerra l’ha conosciuta e da chi si occupa quotidianamente a mantenere vivo il ricordo della RSI.

Il saf fu istituito nell’Aprile del 1944 con un decreto ministeriale e con l’intento di dare un supporto agli sforzi bellici. Un vero e proprio corpo militare che prestava giuramento secondo le modalità delle FF. AA. RR, il primo corpo femminile ad essere attivo sul suolo europeo e che raccolse all’incirca 6000 volontarie sotto il comando del generale di brigata Piera Gatteschi Fondelli. Rispetto a migliaia di uomini che dopo l’armistizio fuggirono seguendo il re e la sua corte, strappandosi divise e medaglie di dosso, gettando documenti e  tessere, alzando bandiera bianca vigliaccamente per rifugiarsi dietro le linee nemiche, queste valorose donne scelsero la via della fedeltà. Una guerra persa e logorante, barbarie, oggi nascoste dalla storia, si abbattevano su chi non tradì in tutta Italia, un piccolo brandello di terra inutile, ormai, da difendere senza un vero e proprio senso strategico e con un futuro già segnato. Nulla di tutto ciò fermò le donne del saf, moltissime piccole per questioni anagrafiche, ma già in grado di sostenere e cooperare con gli uomini della RSI sul fronte.  La loro divisa era costituita da una giacca sahariana senza collo e una  gonna pantaloni, entrambe di colore kaki, camicia nera, basco, e fregi della doppia M della G.N.R. sulla fibbia dei cinturone di pelle e sul bavero.

Un fenomeno storico unico che vide protagonista migliaia di donne consapevoli del momento storico che stava passando la patria, divisa e infangata, davanti all’oblio del precipizio. Lo slancio del loro volontarismo fu seguito dall’assegnazione di veri e propri compiti militari, atti di sabotaggio, operazioni in prima linea, corsi di spionaggio e di difesa.

Dopo il 25 Aprile 1945 furono torturate, violentate, massacrate e deturpate dai partigiani. Disonorate in ogni modo possibile mantennero alto l’onore non negando nulla per tutta la vita.  Tra queste ci fu anche Gina Romeo che cadde nelle mani dei partigiani all’indomani della fine delle ostilità. Stuprata e rapata fu allontanata dalla sua terra di origine e trovò la strada per Roma. Qui soffrì la fame, senza un tetto dormendo a cielo aperto. Mantenendo alta la sua dignità incontrò Arconvaldo Bonaccorsi, vicerè dell’Africa Orientae, che la prese a lavorare nel suo studio e per il quale lei provò un profondissimo affetto.

Dall’incontro con Gina al Campo della Memoria è passato ormai quasi più di un anno, ma la sua storia, il suo sguardo e la sua fierezza è rimasta in chi l’ha conosciuta. La sua testimonianza raccolta da chi si dedica per mantenere viva la memoria di chi non tradì la patria, resta indelebile, come sono indelebili le donne del Servizio Ausiliario Femminile.

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