Verdun 1916, un duello drammatico tra Francia e Germania sul fronte Occidentale

Verdun 1916, un duello drammatico tra Francia e Germania sul fronte Occidentale

di Marco Riggi

Gabriele Marconi, nella sua canzone Ricordi dedicata all’Europa tradizionale, aveva ricordato quella ‘marcia di guerra a Verdun’, evidentemente a celebrare un’ Europa delle nazioni che ora si scontrano e ora fraternizzano, quel Vecchio continente che oggi ben poco si riconosce. Durante la Prima guerra mondiale, sul fronte occidentale erano principalmente contrapposti, dal 1914, la Francia col suo alleato inglese e il bellicoso Impero tedesco. Da notare che il piano di guerra germanico, elaborato intorno al 1905 dal generale Von Schlieffen, nella previsione di un’attacco risolutivo e diretto alla Francia escludeva di invaderla nel settore centrale, laddove erano i forti collegati di Verdun-Toul-Epinal-Belfort; si preferiva invece un attacco da nord invadendo il Belgio. Verdun è una città della Lorena, Francia orientale, attraversata dal fiume Mosa. Non è troppo lontana dalla foresta delle Argonne, trovasi a meridione del Lussemburgo. La zona dei forti francesi era alquanto temuta dai tedeschi per un’eventuale controffensiva, tanto che nel 1914 il comandante supremo, generale Von Moltke, aveva deciso di diminuire la forza militare che avrebbe invaso il Belgio. Prima dell’inizio del 1916, su tutto il fronte, da ambo le parti si iniziarono a realizzare trincee per un’imprevista guerra di posizione. Ed ecco arrivare il 1916. In vista di un’offensiva alleata in primavera sulla Somme, il comandante dell’esercito francese, generale Joffre, volle attendere rinforzi in uomini e mezzi; pertanto Von Falkenhayn (sostituitosi a Von Moltke nel 1914) sfruttò la situazione il 21 febbraio attaccando poderosamente sul settore centrale, laddove era il campo fortificato di Verdun, servendosi della punta offensiva costituita dall’armata di Konprinz. Si pensava di logorare e quindi demoralizzare la Francia – le cui truppe nel settore erano comandate dal generale Pétain – proprio colpendola nel suo punto forte, per indurla a chiedere la pace. A Verdun e dintorni l’immane scontro costrinse i francesi, entrati in crisi per mancanza di rincalzi (esaurirono le classi di leva) a ricorrere a una strategia di contenimento, furono però aiutati dagli inglesi che avevano introdotto la coscrizione obbligatoria. Pesanti bombardamenti tedeschi colpirono il sistema dei forti (casi emblematici le strutture di Seuville e Douaumont, quest’ultima praticamente ‘spianata’). Come in altre occasioni sul fronte occidentale, gli inutili, violenti scontri che intorno a Verdun imperversarono a marzo, furono un immane massacro; i contendenti persero insieme circa un milione di soldati; nell’agosto 1917 la situazione territoriale intorno alla piazza di Verdun era come prima del 21 febbraio 1916. La battaglia di Verdun fu considerata una vittoria difensiva francese, assurgendo a simbolo dell’invincibilità dell’Intesa: fu quindi un successo psicologico e morale. Infatti l’opinione pubblica mondiale ritenne che i tedeschi volessero espugnare Verdun, per poi marciare, nuovamente e in modo risoluto, su Parigi. Tuttavia la Germania era riuscita a prevenire l’offensiva primaverile sulla Somme, logorò il 60 % delle truppe nemiche contro il 20 % delle proprie, ottenendo così la riduzione delle forze francesi alla contemporanea battaglia della Somme. Pétain fu sostituito dal generale Nivelle. Peraltro, il logoramento francese condizionò pesantemente la controffensiva inglese sulla Somme del il 1° luglio; consentì inoltre all’alto comando tedesco di trasferire divisioni a est, dove il generale russo Brusilov attaccava (4 giugno 1916); peraltro si mandarono unità a mettere fuori gioco la Romania, dal 1916 alleata nell’Intesa.

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