Quinto potere – al di là del potere multimediale

Quinto potere – al di là del potere multimediale

di Cristiano Ruzzi

“Quinto potere” e “Quarto potere” potrebbero sembrare due film fortemente correlati, a causa del titolo. In parte no, in parte sì. No perché, in realtà, “Quinto potere” in realtà è la traduzione italiana del film, che in originale si chiamava Network, e sì perché esso ereditava da “Quarto potere”, diretto da Orson Wells, la larga diffusione e potenza dei mezzi di comunicazione (giornali e radio, nel film) in mano però a poche persone che ne gestivano vita, morte e miracoli (in questo caso il magnante Kane, interpretato da Wells stesso).

La trama di Quinto potere, esteticamente, può sembrare molto semplice: Howard Beale, commentatore della UBS di Los Angeles, viene licenziato con un preavviso di due settimane dopo undici anni all’interno dell’emittente televisiva e, nel corso della sua ultima trasmissione, annuncia di volersi suicidare una settimana dopo. Costretto dai suoi superiori a smentire il fatto, dirà con non poche volgarità la causa del suo licenziamento.

Diana Christensen, dirigente della UBS e stackanovista ossessionata dal suo lavoro (al punto che, ad un certo punto del film, mentre avrà l’orgasmo con il suo partner, comincerà a parlare di statistiche e percentuali dell’audience televisivo) fiuta “la puntata sui riflettori” che i giornali, in quel momento, puntano sulle scenate di Beale e decide di usarlo per aumentare gli indici d’ascolto della rete.

Ed è a questo punto, che la trama comincia ad impegnarsi, rivelando che in realtà “Quinto potere” e un film con una natura molto complessa: dopo un inizio abbastanza deludente la trasmissione comincia a prendere il volo quando Beale, dopo aver sentito la sera prima “La Voce di Dio”, proclama in piena trasmissione la dura verità:

“Abbiamo una crisi. Molti non hanno un lavoro, e chi ce l’ha vive con la paura di perderlo. Il potere d’acquisto del dollaro è zero. Le banche stanno fallendo, i negozianti hanno il fucile nascosto sotto il banco, i teppisti scorrazzano per le strade e non c’è nessuno che sappia cosa fare e non se ne vede la fine. Sappiamo che l’aria ormai è irrespirabile e che il nostro cibo è immangiabile. […] È la follia, è come se tutto dovunque fosse impazzito così che noi non usciamo più. […] Be’, io non vi lascerò tranquilli. Io voglio che voi vi incazziate. […] Dovete dire: “Sono un essere umano, porca puttana! La mia vita ha un valore!” Quindi io voglio che ora voi vi alziate. Voglio che tutti voi vi alziate dalle vostre sedie. Voglio che vi alziate proprio adesso, che andiate alla finestra e l’apriate e vi affacciate tutti ed urliate: “Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più!””

I continui discorsi deliranti di Beale, che la gente autoproclama ormai “il pazzo profeta dell’etere” di matrici anarco – rivoluzionarie, vengono sostenute apertamente dall’emittente televisiva fino a quando però la situazione diventa fuori controllo, con Beale che apertamente denuncia il potere nascosto dietro la televisione (“La TV è la loro Bibbia, la suprema rivelazione. La TV può creare o distruggere presidenti, papi, primi ministri. La TV è la più spaventosa, maledettissima forza di questo mondo senza Dio, e poveri noi, se cadesse nelle mani degli uomini sbagliati”) e, allo stesso tempo, intaccando in diretta gli interessi economici della Corporation che fino a poco tempo prima aveva acquisito la UBS, lo portano a incontrarsi – scontrarsi con il presidente della rete televisiva, MR. Jensen il quale, nella sala “Lumet” esporrà criticamente a Beale l’enorme potere di cui la televisione è in realtà la punta dell’iceberg:

“Lei si mette sul suo piccolo schermo da 21 pollici e sbraita parlando d'”America” e di “democrazia”… Non esiste l’America, non esiste la democrazia! Esistono solo IBM, ITT, AT&T, Dupont, DOW, Union Carbide ed Exxon. Sono queste le nazioni del mondo, oggi. Di cosa crede che parlino i russi nei loro consigli di Stato? Di Carlo Marx? Tirano fuori diagrammi di programmazione lineare, le teorie di decisione statistica, le probabili soluzioni, e computano i probabili prezzi e costi delle loro transazioni e dei loro investimenti: proprio come noi. Non viviamo più in un mondo di nazioni e di ideologie, signor Beale: il mondo è un insieme di corporazioni, inesorabilmente regolato dalle immutabili, spietate leggi del business.”
Costretto a sottostare al sistema, Beale dovrà allo stesso modo dirigere i suoi discorsi su questa linea fino al tragico, drammatico, epilogo.

“Quinto Potere” non è un film adatto a tutti, facente parte dei cosiddetti film “impegnati”, soprattutto di coloro che, al giorno d’oggi, sono abituati al classico film Americano pieno di effetti spettacolari o alla classica commedia all’Italiana.

Allo stesso tempo, però è un film che sebbene girato alla fine degli anni 70’ (1976), contiene un messaggio, come scritto all’inizio di questo articolo, molto chiaro e provocatorio che perdura fino ai giorni nostri: l’enorme potere esercitato dai mezzi comunicativi di massa e come questi, se in mano a poteri forti “deviati” e non, possano facilmente tenere sotto scacco un intero paese e la popolazione che ne subisce l’influenza.

 

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