Referendum trivelle, ecco di cosa si tratta

Referendum trivelle, ecco di cosa si tratta

di Luca Zomparelli

Da qualche mese in Italia si parla del referendum contro le trivellazioni, che si terrà il 17 aprile. Ecco cosa prevede e gli effetti che può avere.

PERCHE’ il referendum ad Aprile?

In molti chiedevano di spostare il voto a giugno, quando in diverse città italiane si terranno le elezioni amministrative. La concomitanza tra amministrative e referendum avvantaggerebbe i promotori del quesito referendario, perché aumenterebbe la possibilità di raggiungere il quorum necessario affinché il referendum sia valido. Per raggiungerlo, deve andare a votare la metà degli aventi diritto. Il governo e il presidente della Repubblica hanno deciso di convocare il referendum abrogativo il 17 aprile. La legge (decreto 98 del 2011) non prevede che le elezioni possano svolgersi in concomitanza con un referendum.

COSA chiede il referendum?

Nel quesito referendario si chiede: “Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?”. Il quesito riguarda solo la durata delle trivellazioni già in atto entro le 12 miglia dalla costa (tra l’altro divenuto divieto dal 2013), e non riguarda le attività petrolifere sulla terraferma, né quelle in mare che si trovano a una distanza superiore alle 12 miglia dalla costa.

QUALI effetti del SI’ al referendum?

Se vincerà il sì, sarà abrogato l’articolo 6 comma 17 del codice dell’ambiente, dove si prevede che le trivellazioni continuino fino a quando il giacimento lo consente. La vittoria del sì bloccherà tutte le concessioni per estrarre il petrolio entro le 12 miglia dalla costa italiana, quando scadranno i contratti. Raggiungere il quorum è necessario perché solo così il risultato del referendum sarà valido, come previsto dall’articolo 75 della Costituzione italiana. Per essere valido devono andare a votare il 50% degli aventi diritto.

PERCHE’ è rimasto in piedi solo un quesito referendario su sei?

A dicembre del 2015 il governo ha proposto delle modifiche alla legge di stabilità sui temi affrontati dai quesiti referendari; per questo la Cassazione ha riesaminato i quesiti e l’8 gennaio 2016 ne ha dichiarato ammissibile solo uno, perché gli altri sette sarebbero stati recepiti dalla legge di stabilità.

A questo punto sei regioni (Basilicata, Sardegna, Veneto, Liguria, Puglia e Campania) hanno deciso di presentare un ricorso alla Consulta per conflitto di attribuzione, riguardo a due quesiti referendari, tra quelli dichiarati decaduti dalla Cassazione, dove alcuni consigli regionali nazionali contestano al governo di aver legiferato su una materia che è di competenza delle regioni in base all’articolo 117 della costituzione. I due quesiti riguardano il “piano delle aree” (ossia lo strumento di pianificazione delle trivellazioni che prevede il coinvolgimento delle regioni, abolito dal governo con un emendamento alla legge di stabilità) e la durata dei titoli per la ricerca e lo sfruttamento degli idrocarburi liquidi e gassosi sulla terraferma.

La consulta però boccia i ricorsi presentati sulle trivelle per una questione formale. La decisione non inciderà sul referendum del 17 aprile, quando si voterà sulla durata delle concessioni entro le 12 miglia marittime. Purtroppo la materia del diritto ambientale prevede una legislazione di competenza speciale dello stato perché quest’ultimo deve curare gli interessi nazionali e il principio adottato, lontano da quello comunitario, è quello di allontanare la gestione dell’ambiente dalle realtà amministrative più vicine ai cittadini per non incorrere e sottoporre l’ambiente ad un mero compromesso politico-corruttivo, agendo quindi meglio a livello di unione-nazione che “comunalmente o regionalmente”. Per cui la tutela è materia esclusiva dello Stato, mentre la Valorizzazione è di tipo concorrente con le Regioni. Sono molteplici e soggettivi i motivi per dire “SI’ al mare pulito” e no alle trivelle e di tutti i politici pseudo-amanti del mare che del mare italiano non amano, non conoscono e non meritano niente. Trivelliamo dagli anni ’50 senza chiedere niente a nessuno. Resta però un voto importante anche se simbolico: occorre votare, e votare SI per mandare un segnale al Governo che siamo noi i governanti e loro i governati. E serve per mandare un segnale ai petrolieri che qui siamo informati, che siamo agguerriti. Stanno facendo di tutto per farlo fallire questo referendum: nonostante la poca pubblicità mediatica, sta a noi NON farlo fallire. Occorre andare a votare, dirlo a tutti, volerlo. Occorre che ciascuno ne parli con i propri amici, e parenti, e conoscenti, e fare lo sforzo di diventare piccoli attivisti.

Dobbiamo fare ogni giorno quel che possiamo, e il 17 Aprile 2016 VOTARE SI’!

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