Da Parigi a Bruxelles, gli attentati nella post-democrazia

Da Parigi a Bruxelles, gli attentati nella post-democrazia

di Johannes Balzano

Bombe, uomini che si fanno saltare in area, sventagliate di mitra che uccidono centinaia di innocenti, nei luoghi di tutti i giorni, nei luoghi di festa, nel cuore dell’Europa. Poi il copione è sempre lo stesso: in migliaia si riversano con fiori, fiaccole, chitarre e gessetti a inscenare una sterile compartecipazione al dolore. I politicanti si azzuffano sul tema migratorio, tra chi piange in sala conferenze, ma sorride mentre stringe accordi con le monarchie del petrolio, i finanziatori del terrorismo internazionale, e chi si fa fotografare sui luoghi delle stragi, esprimendo una bassezza politica sempre più evidente agli occhi dell’osservatore attento. Ma cosa sta succedendo nell’Europa apparentemente sotto attacco dell’Islam? In che dinamica siamo entrati?

Anni fa, su qualche blog, alcune penne di questo sito di approfondimento, scrivevano dello Scontro di Civiltà, il libro di Samuel Huntington, dei primi anni ’90, un must in tutte le università e accademie di scienze politiche in occidente. Lo scrittore, che ad oggi ai più sembra un illuminato, teorizzò la frattura del mondo in diverse civiltà, tra cui quella maggiore sarebbe stata tra quella occidentale, Russia compresa e il mondo islamico. La sfida per sopravvivere quindi, in un occidente da lui definito in declino, si sarebbe svolta con una guerra contro il mondo mussulmano, difficile di per sé da inquadrare per la sua vasta estensione, ma chiaramente proiettato a fare la guerra agli occidentali tramite le armi, la religione e la pressione demografica, innegabilmente galoppante. A più di vent’anni da questo saggio potremmo definirlo profetico, anzi Huntington è un anticipatore di ciò che avviene, ma di profeta ha ben poco. Il suo saggio, ormai un manuale, è diventato il retroterra teorico della prassi politica dei governi mondiali, apparso nel momento clou per la nuova agenda politica americana e degli alleati, dopo che, il crollo del bipolarismo, aveva liquefatto la politica ideologizzata , creando il falso mito della Pax Americana, mentre nel mondo islamico si mettevano le radici per quello che succede oggi.

Il resto lo ha fatto la storia, il testo di Huntington diventa realtà dopo il 9/11 con la guerra totale all’Afghanistan e all’Iraq, con il mito di Bin Laden, con gli attentati in Spagna e Inghilterra, con i rapimenti di civili europei, fino al diktat di detronizzare ogni governante del mondo Medio-Orientale, ritenuto “poco-democratico”: le Primavere Arabe, Gheddafi e da anni ci provano con Assad, sono stati messi sul piatto d’argento dello scontro di civiltà. Ad infuocare questa concezione ora ci sono le bombe che spezzano l’Europa, bombe che agiscono su due piani diversi, quello religioso e quello strettamente politico.

La religione non è il mandante. Su questo non ci piove. Il mondo destrorso può puntare quanto vuole il dito contro Allah per arrivare alle effimere semplificazioni elettorali, ma la religione non è il mandante, bensì il motore. Si tra un mandante  un motore ci sono differenze abnormi. Il motore è ciò che spinge, questi giovani terroristi, ad uccidersi portando con sé altre decine di vite, a sparare all’impazzata, a riempire di sangue i luoghi delle loro malefatte. Credono di farlo per il loro dio, hanno reti religiose organizzate, soprattutto a Bruxelles, e vengono indottrinati alla guerra santa. Le loro motivazioni sono quindi religiose, sono spinti dalla religione, ma sono soltanto delle pedine. I  veri mandanti non sono gli immam, non sono le guide religiose, non è nulla di tutto questo. Non c’è nessuna guerra alla cristianità, ma una guerra all’Europa intesa come realtà politica e davanti al suo ultimo stadio di vita, prima di essere terra di razzia per chiunque, proveniente da occidente o da oriente. L‘Europa non deve più pesare sullo scacchiere internazionale, non deve avere accessi preferenziali al mondo arabo, non deve concludere accordi in libertà. L’Europa deve vivere con la minaccia della morte, della distruzione e del panico. E mentre ciò accade si corrode la natura europea, degli stati europei e dei popoli europei. La costante minaccia del terrorismo azzera le libertà politiche, le schiaccia in nome della sicurezza. La paura confusa che si percepisce è usata per creare un nemico invisibile, non riconoscibile e onnipresente, un nemico che distrae dai veri bisogni del Continente, che cola a picco tra immigrazione incontrollata e collasso dello stato sociale, mentre ogni rivendicazione viene cancellata dall’agenda politica dei partiti, pronti a discutere solo dell’Islam.

Intorno al terrore si muove il mondo intero, i giornali semplificano il tutto, mentre nessuno si chiede chi li arma, o perché i servizi segrete falliscono così miseramente i loro compiti e vengono “fregati” da ragazzi di vent’anni o poco più. Nessuno si interroga sulla volontà politica, che come insegna la storia si cela dietro ad ogni fenomeno globale. È il doloroso ingesso nella nuova epoca della post-democrazia ben descritta da Crouch: « Anche se le elezioni continuano a svolgersi e condizionare i governi, il dibattito elettorale è uno spettacolo saldamente controllato, condotto da gruppi rivali di professionisti esperti nelle tecniche di persuasione e si esercita su un numero ristretto di questioni selezionate da questi gruppi. La massa dei cittadini svolge un ruolo passivo, acquiescente, persino apatico, limitandosi a reagire ai segnali che riceve. A parte lo spettacolo della lotta elettorale, la politica viene decisa in privato dall’integrazione tra i governi eletti e le élite che rappresentano quasi esclusivamente interessi economici »

Esautorati i governi con il terrore, resa la partecipazione democratica ancora più inutile di quello che già è adesso, le decisioni da prendere su milioni di persone verranno prese da poche élite, quelle poche che definiscono anche che tipo di guerre sono da combattere, aizzando l’odio religioso che cela interessi d’oro.

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