“Non vendete il libro di Riina”, la proposta di Libertà e Azione

“Non vendete il libro di Riina”, la proposta di Libertà e Azione

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di redazione

Alla luce dell’intervista di Bruno Vespa al figlio del boss mafioso Totò Riina, l’associazione Libertà e Azione, dopo decenni di iniziative contro la mafia, sente di voler esprimere il proprio pensiero e di voler invitare le librerie del territorio ad una iniziativa comune.

“Abbiamo assistito negli ultimi anni alla spettacolarizzazione della mafia sui principali canali delle nostre televisioni, sia in chiaro che a pagamento. Una sequenza di film e fiction che hanno fatto passare in secondo piano la realtà più triste del nostro paese, un male che non solo affanna gli italiani ma che ha sparso sangue tra innocenti i quali famigliari spesso reclamano ancora giustizia. La scelte del Dott. Vespa di intervistare Rina jr. nel suo programma, una colonna portante nel palinsesto italiano, con spesso picchi di audience altissimi è stata una mancanza di rispetto verso quelle vittime, che lo stesso Rina, ha più volte umiliato ed insultato. Solo poco tempo fa il figlio del Boss insultava Giovanni Falcone per telefono, in un colloquio con Fabrizio Miccoli, celebre calciatore, mostrando nessuna sensibilità per quel terribile omicidio. Noi non condanniamo Rina jr. per le sue origini famigliari.  Nessuno sceglie i propri genitori e nessuno è colpevole delle malefatte di questi, in nessun caso. Ma il figlio di Rina non solo non ha preso le distanze dal padre, ma ha più volte calpestato il ricordo di coloro che sono morti nella lotta alla mafia, eroi nazionali, purtroppo dimenticati troppo velocemente. Peppino Impastato, Beppe Alfano, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, sono tra le vittime più conosciute di Cosa Nostra, ma a questi si aggiunge una lista di sangue impressionante, sangue sparso per tutta l’Italia. Dobbiamo ridare spazio a loro, alle loro vite, ai loro interessi e alle loro battaglie, sono loro che dobbiamo conoscere e non procedere a sterili intitolazioni di scuole, piazze o monumenti, perché il ricordo di questi uomini non deve essere statico ma attivo, in ogni luogo, televisione compresa. Perché non riempiamo gli scaffali delle nostre librerie con i testi di questi personaggi?”

“Invitiamo tutte le librerie di Anzio e di Nettuno a non vendere il libro di Riina “Riina Family Life”, ad aderire all’esempio della libraia di Catania “Vicolo stretto” la quale ha deciso di non esporre e tantomeno di acquistare la produzione del figlio del boss mafioso. Ognuno è libero di scrivere libri, ma le gesta e le parole di Riina jr. sono come coltelli che uccidono ancora chi ha lasciato la vita per sbaglio o per combattere la mafia. In un territorio come il nostro, purtroppo invaso da infiltrazioni mafiose di ogni genere, in cui la parola mafia non è più un’eccezione ma sta diventando tristemente la regola, dobbiamo dare risposte chiare. La mafia non è un gioco, non è un film e a chi la difende non va dato spazio negli show televisivi e tanto meno sugli scaffali di una libreria”.

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