Winston Churchill: l’uomo oltre il mito

Winston Churchill: l’uomo oltre il mito

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di Cristiano Ruzzi

“Le città tedesche saranno oggetto di un simile calvario che non è mai stato subito da un Paese in severità, continuità o grandezza. Per raggiungere questo scopo, non ci sono lunghezze della violenza alla quale non andremo”.

Corrispondente di guerra, scrittore, politico, anti – nazista convinto, leader della Gran Bretagna durante la seconda guerra mondiale, famoso per i suoi discorsi di guerra con le dita della mano ad indicare la “V” di vittoria, amante dei sigari e del Brandy. Ma anche un razzista e colonialista convinto, co – autore del disastro dei Dardanelli durante la prima guerra mondiale, distruttore dell’Impero Britannico e, soprattutto, creatore dei bombardamenti a tappeto contro la popolazione civile tedesca (culminanti con la distruzione di Dresda). Con queste parole si potrebbe benissimo descrivere la personalità e la vita di Winston Churchill, uno dei leader politici più conosciuti dal punto di vista storico.

La sua nascita, avvenuta il 30 novembre 1874, fu di per sé un evento spericolato: sua madre, Lady Randolph Churchill, era nata a Brooklyn 20 anni prima, e aveva conosciuto il padre di Winston, Randolph, ad una festa danzante. Persona di carattere libertino, tant’è vero che nel corso della sua vita ebbe diversi amanti, risposandosi dopo la morte di Randolph più di una volta, aveva anche una vita movimentata, tant’è vero che quando Winston nacque circolarono varie leggende su come il piccolo fosse nato: chi dice che Lady Churchill ebbe le avvisaglie del parto mentre ballava una gran festa a palazzo, e chi che il parto fu provocato da una caduta a cavallo durante una battuta di caccia nel parco di Blenheim Palace a Woodstock.

Winston trascorse la sua giovinezza in maniera abbastanza rigida: visse quasi sempre in collegio, attirando le attenzioni (non ricambiate) dei suoi genitori (tant’è vero che il padre, che un giorno dovette tenere un comizio a pochi passi dalla sua scuola, a Brighton, non si recò per salutarlo). Dopo Brighton venne mandato ad Harrow, dove cominciò a leggere i suoi primi libri, tra cui “L’isola del tesoro” ed i classici come Shakespeare e Virgilio. Passati quattro anni venne spedito a Sandhurst, per avviarsi alla carriera militare. Nel 1895 avvennero due eventi importanti nella sua vita: da una parte suo padre morì in quell’anno, in quanto affetto da sifilide e, dall’altro, decise di partire per Cuba come corrispondente di guerra per il “Daily Grapich”, scrivendo articoli che avrebbe intitolato Lettere dal fronte. L’isola del centro – America fu un trampolino di lancio sia come ufficiale militare che come corrispondente di guerra: subito dopo aver svolto il suo servizio venne mandato in India e, successivamente, in Egitto come inviato per il “Morning Post”. Da quest’ultima esperienza Churchill scrisse un libro, The River War, nella quale raccontava la sua esperienza nella campagna militare in Sudan ma, allo stesso tempo, esprimeva il suo disgusto per la violenza che i soldati inglesi perpetravano ai danni dei soldati nemici e della popolazione, non risparmiando neanche il capo della spedizione, il generale Kitchener. L’opera ebbe un notevole successo, e Winston decise allora di lasciare l’esercito per darsi alla politica. Tuttavia, la sua prima esperienza politica fu una delusione, dovuta anche agli scarsi finanziamenti di cui poté disporre nel corso di quella campagna elettorale. L’occasione, per allontanare quel risultato negativo, fu dovuto al conflitto sudafricano tra gli inglesi e i discendenti dei coloni olandesi, i boeri, capitanati da Paulus Krüger, presidente boero del Transvaal. Ancora bagagli e partenze da effettuare per Churchill il quale, avendosi ormai fatto un nome come corrispondente giornalistico, prese sul serio quel suo lavoro come corrispondente nel Sudafrica. Erano passati circa 15 giorni dal suo arrivo, e un boero a cavallo lo costrinse ad arrendersi puntandogli addosso il fucile. A nulla valse l’esibizione del suo cartellino da giornalista: venne rinchiuso nella State Model School di Pretoria, scuola adibita per l’occasione a campo di concentramento. Poiché la risposta per tentare il suo rilascio tardava ad arrivare decise di tentare la risorsa dell’evasione: Churchill fuggì di notte dal carcere di Pretoria attraverso le fragili pareti di lamiera di un cesso. Fu così che da allora le sue iniziali, WC, furono attribuite a quelle del “Water Closet” e, per riparare il danno successivo della sua immagine, cominciò ad aggiungere alla sua firma una “S” intermedia, che stava per Spencer: Winston Spencer Churchill.

Dopo la fuga dal campo di prigionia, Winston riuscì a sfuggire alla caccia all’uomo indetta dalle autorità boere grazie ad un suo connazionale, un certo John Hard, che lo nascose per qualche giorno all’interno di una miniera abbandonata, per poi aiutarlo a proseguire la fuga travestendolo da prete. Alla fine Churchill riuscì ad oltrepassare il confine, imbarcandosi per Durban, dove venne accolto come un eroe, e sospinto a pronunciare un discorso davanti ad una folla plaudente che si era riunita davanti al municipio. Tornato in patria, il giovane eroe chiese di essere reintegrato nell’esercito, assumendo il comando di un reparto nel South African Light Horse, e di continuare a scrivere come corrispondente per il Morning Post: ottenne entrambi gli incarichi. Tornato di nuovo in patria (non prima di aver ottenuto nuove glorie ed onorificenze per il suo servizio svolto in Sudafrica), Churchill decise di riprovarci nuovamente con la politica e, stavolta, riuscì a farsi eleggere come deputato, per le fila dei conservatori nel collegio del Lancashire. I suoi primi discorsi e dibattiti gli facevano apparire più l’aria da liberale che da conservatore: predicava il rafforzamento militare dell’esercito e della marina, la difesa del libero scambio e della libera concorrenza, ma anche la difesa delle classi meno agiate (tant’è vero che uno dei punti del suo programma politico, con cui aveva vinto la campagna elettorale, era la riduzione ad otto ore della giornata lavorativa). Ben presto passò dalle file dei conservatori a quelle dei liberali, e nel 1906 riuscì ad entrare nel governo dei Liberali come sottosegretario delle Colonie: l’incarico gli concedeva ampia libertà, poiché ne era il rappresentante alla Camera Bassa, dove Lord Elgin non poteva parlare, e cominciò a svolgere il suo lavoro efficacemente. Nel nuovo governo facente a capo ad Asquith, Churchill ottenne una “promozione” diventando ministro al Board of Trade. Nel frattempo ebbe fortune alterne anche in amore poiché riuscì a conquistare il cuore di Clementine Hozier, incontrata qualche anno prima, nel 1904, ad uno dei grandi balli di Lady Crewe. Ben presto tra i due nacque del tenero e, nel 1908, i due si sposarono alla presenza dell’intero corpo diplomatico e della nobiltà inglese.

Il viaggio di nozze, che si svolse in Italia sul Lago Maggiore e a Venezia, fu breve: Churchill tornò a lavorare al ministero assegnatogli da Asquith come uno stakanovista e successivamente, quando i liberali riottennero nuovamente la vittoria nelle elezioni del 1910, fu richiamato al governo, ottenendo il dicastero degli Interni. Come ministro degli Interni Churchill adoperò “Il bastone e la carota”: da un lato riuscì a variare una profonda riforma carceraria, atta a rendere meno debilitante la prigionia, dall’altra soppresse gli scioperi dei minatori a Tonypandy nel Galles, richiedendo l’intervento dell’esercito. Con l’incidente di Agadir, ossia l’apparizione della cannoniera tedesca Panther inviata nella omonima baia marocchina per acquisire una parte del Congo francese, si cominciarono a presagire i primi funesti atti della Guerra Mondiale. Churchill, che aveva avuto un rilevante ruolo nel risolvere la situazione di crisi, ottenne la nomina di Primo Lord dell’Ammiragliato: era la posizione a cui tanto ambiva, e cominciò ben presto a ristrutturare e ad ammodernare l’intera flotta britannica, oltreché ad avviare lo sviluppo dei sottomarini e della nascente aviazione. E, alla fine, vennero i cannoni: nel giugno del 1914 l’arciduca ereditario del trono d’Austria – Ungheria Francesco Ferdinando venne assassinato assieme alla moglie, e qualche settimana dopo per ritorsione l’impero Austro – Ungarico invadeva la Serbia. Da lì il passo fu più lungo della gamba, e in breve tempo, le principali potenze europee furono coinvolte: iniziò la Prima Guerra Mondiale. Churchill, assieme al suo mentore Lloyd George, era pronto a prendere immediatamente le armi. Nel mese di settembre ed ottobre, quando le truppe di entrambi gli schieramenti cominciano la fatidica “corsa al mare” per vedere chi riuscirà a sfondare e chi a difendere la linea del fronte lungo le coste francesi, Churchill si reca ad Anversa per promettere ai ministri del governo belga che la città sarebbe stata difesa con rinforzi inglesi che sarebbero sbarcati da lì a breve; una promessa inutile perché il 10 ottobre, dopo 5 giorni di combattimenti, Anversa cade in mano tedesca.

Sempre in quello stesso anno, assieme alle alte figure dello Stato Maggiore, Churchill predispose un piano d’attacco per occupare la penisola di Gallipoli, nello stretto dei Dardanelli, con obiettivo Costantinopoli: in questo modo si sarebbe andati in aiuto dei russi e si costringeva la stessa Turchia a chiedere la pace. In realtà le cose andarono diversamente: gli inglesi persero parecchie navi a causa delle mine presenti nel distretto e, nonostante le truppe riuscissero a sbarcare, esse non avanzarono che di pochi chilometri in quanto ben presto i turchi si trincerarono nell’entroterra.

A Churchill venne data tutta la colpa del disastro dell’operazione: venne assegnato ad una carica “svuotata”, quella di cancelliere del ducato di Lancaster, addirittura senza portafoglio e, ben presto, fu costretto a uscire totalmente dal gabinetto di guerra: anche quando, attraverso un’inchiesta parlamentare, riuscirà parzialmente a discolparsi dei suoi insuccessi militari, i suoi colleghi del parlamento glielo faranno ricordare attraverso i mormorii ogni qualvolta prende la parola “Anversa … Dardanelli”. Senza ministero e con un profondo senso di solitudine e depressione, riuscì a tirarsi su cominciando quella che diventerà uno dei suoi hobby preferiti: la pittura. Nonostante non fosse più al governo, decise di rispolverare la sua uniforme, chiedendo di essere destinato alle trincee di Francia: si ritrovò quindi nelle Fiandre, con il grado di maggiore, dove ritrovò il suo temperamento energetico ed attivo che lo aveva contraddistinto quando era corrispondente di guerra. Con la sconfitta degli Imperi Centrali, e la vittoria dell’Intesa (Inghilterra, Francia ed Italia), si arrivò all’armistizio del 4 novembre 1918, e successivamente alla firma del trattato di Versailles, che poneva pesanti sanzioni e rinunce da parte della Germania sconfitta. Erano sorti nuovi Stati, come quello dell’Unione Sovietica dal disgregamento dell’Impero Russo, che preoccupavano parecchio Churchill (tant’è vero che mandò varie missive a Lloyd George per sostenere la difesa delle ragioni dei russi bianchi, e di allearsi con la Germania appena sconfitta contro il bolscevismo), ma anche nuovi incarichi: subito dopo la fine del conflitto, nel 1919, gli venne affidato il ministero della Guerra, unito a quella dell’Aeronautica. Qualche anno dopo, nel 1921, gli venne affidato il ministero delle Colonie; tutto questo, con alterne fortune (qualche anno dopo sarebbe nuovamente passato nelle file dei conservatori), durò fino agli inizi degli anni ’30, e sempre per conto del governo di Sua Maestà e attuando forze di riequilibrio per tutto un quinquennio. Nel gennaio del 1927 riuscì anche ad incontrare Mussolini, il quale aveva appena superato la bufera dovuta al delitto Matteotti. Con lui ebbe nuovamente due nuovi incontri, rispondendo così alle domande dei giornalisti italiani in quell’occasione:

“Se io fossi italiano sarei stato con voi [Mussolini] fin dal principio […] il vostro movimento ha reso un servigio al mondo intero”.

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