Girone torna in Italia, le tappe della vicenda Marò

Girone torna in Italia, le tappe della vicenda Marò

di Johannes Balzano

Al quarto anno di odissea, sembra esserci una svolta nel caso dei marò, i due fucilieri di marina trattenuti in India, per la presunta uccisione di due pescatori lungo le coste del Kerala. Dal 15 febbraio 2012 una lunga sequenza di ribaltoni giudiziari, a partire dalla contesa per la giurisdizione del caso, ha influenzato in maniera significativa le relazioni diplomatiche tra Italia e India, chiamando in causa anche organismi sovranazionali e mediatori vari. Nel trambusto diplomatico, giuridico e, ahimè, anche politico, con la continua strumentalizzazione della vita dei due militari, sia per raccogliere consenso, sia per farsene beffe, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone hanno passato giorni d’inferno, a dir poco difficili. Il primo è stato colpito  il 31 Agosto del 2014 da un’ischemia celebrale, dovendo tornare in Italia per le cure necessarie, mentre il secondo soltanto due giorni fa, ha ottenuto il permesso di tornare in Italia in attesa della fine dell’arbitrato.

Il caso Marò è stato sul nostro territorio più volte affrontato dall’Associazione Libertà e Azione, che già nel 2012 ha iniziato a fare chiarezza sul caso. Auspicando sempre la risoluzione in senso positivo della questione giudiziaria in favore dei due soldati italiani, sono state organizzate conferenze e incontri facendo focus sul diritto internazionale, sulle relazioni diplomatiche e sui ruoli degli organismi di giurisdizione internazionale. Il tutto culminò con la grande conferenza del Marzo 2014, quando in una sala gremita, intervenne anche la minoranza indiana Sikh di Lavinio, promotori del rientro in Italia dei due marò. Con l’aiuto del Prof. Augusto Sinagra, professore universitario in pensione, ex docente della Sapienza ed esperto di diritto internazionale, sono state fatte riflessioni dal carattere tecnico, giuridico e politico sulla questione. Inoltre con l’aiuto di molti militari è stato ricostruito l’accaduto. Il tutto si è concluso con la pubblicazione di un documento scientifico, da poco riaperto per ampliare la ricerca in vista della conclusione della vicenda giudiziaria.

Aspettando quindi la sentenza sul caso dei due fucilieri, ripercorriamo le tappe ben riassunte da il quotidiano.net

– Il 30 maggio 2012  viene concessa a Latorre e Girone la libertà su cauzione. Vengono accolti all’ambasciata italiana.

 

– Il 14 dicembre i due marò chiedono di potersi recare in Italia per le festività natalizie. Pochi giorni dopo, il 20 dicembre, arriva la concessione da parte della Corte del Kerala di un permesso speciale.

 

– 18 gennaio 2013: la Corte Suprema indiana stabilisce che il governo del Kerala non ha giurisdizione sul caso e lo affida a un tribunale speciale da costituire a New Delhi.

 

– 21 marzo 2013: il governo italiano annuncia che i due marò rientreranno in India al termine di una licenza in Italia concessa per permettergli di votare, dopo le fortissime pressioni di New Delhi seguite a un precedente annuncio che non sarebbero tornati. In cambio New Delhi concede un’assicurazione scritta sul trattamento dei due detenuti, sulla tutela dei diritti e sull’esclusione della pena di morte. In Italia si scatenano comunque le polemiche sul passo indietro del governo, che porteranno alle dimissioni del ministro degli Esteri Giulio Terzi.

 

– 25 marzo 2013: a New Delhi viene costituito il tribunale “ad hoc” per giudicare i due militari. Latorre lancia un accorato appello ai politici italiani: “Unite le forze e risolvete questa tragedia”.

 

– 28 marzo 2014: la Corte Suprema indiana accoglie il ricorso presentato dai due fucilieri italiano contro il coinvolgimento nel caso della Nia, la polizia antiterrorismo, dopo che è stato escluso il ricorso alla legge antipirateria. I giudici sospendono il processo a carico dei marò presso il tribunale speciale.

 

La strategia dell’Italia è quella di internazionalizzare il caso e chiede un arbitrato sulla giurisdizione, invocando anche l’immunità funzionale di cui godevano i due militari.

 

– 31 agosto 2014: Massimiliano Latorre viene colpito da una leggera ischemia cerebrale. Viene ricoverato  a New Delhi e ottiene un permesso di 4 mesi per essere curato in Italia, dove viene operato per un’anomalia cardiaca. Dal governo indiano arriveranno poi una serie di proroghe. L’ultima scadrà nel settembre 2016.

 

– 15 gennaio 2015: il Parlamento europeo approva una risoluzione nella quale si chiede in particolare il rimpatrio dei due fucilieri e l’auspicio che il giudizio per risolvere il contenzioso sia affidato alla giurisdizione italiana o tramite arbitrato internazionale. Il governo indiano la definisce inopportuna.

 

– 26 giugno 2015: i negoziati con l’India non si sbloccano e l’Italia attiva l’arbitrato internazionale. Roma chiede misure che consentano la permanenza di Latorre in Italia e il rientro in patria di Girone durante l’iter della procedura arbitrale.

 

– 24 agosto 2015: il Tribunale internazionale del Mare ordina a Italia e India di sospendere qualsiasi procedura e astenersi dall’avviarne altre, respingendo la richiesta italiana di misure temporanee. La decisione passa al Tribunale arbitrale dell’Aja a cui appartiene la sentenza nel merito.

 

– 12 dicembre 2015: l’Italia deposita al Tribunale arbitrale la richiesta di misure provvisorie, tra cui l’autorizzazione per Girone a tornare in patria e restarvi per tutta la durata della procedura all’Aja.

 

– 2 maggio 2016: il Tribunale arbitrale dispone che il sergente Girone faccia rientro in Italia fino alla conclusione del procedimento arbitrale.

 

 

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