Winston Churchill: l’uomo oltre il mito (2°parte)

Winston Churchill: l’uomo oltre il mito (2°parte)

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di Cristiano Ruzzi

La minaccia Hitleriana

Nel gennaio del 1933 il partito nazionalsocialista dei lavoratori tedeschi prendeva il potere, dopo aver ottenuto la maggioranza nella precedente tornata elettorale del 1932 del 36,8 per cento. Hitler venne nominato cancelliere, e con egli finivano le sanzioni che ancora rivendicavano Francia ed Inghilterra verso la Repubblica di Weimar. Era anche l’inizio della formazione di un nuovo Stato, che si sarebbe chiamato Terzo Reich, come seguito del Sacro Romano Impero di Carlo Magno e di quello di Federico II di Svevia. Tutto ciò preoccupava Churchill, che lo definiva “la peggiore delle dittature” proclamando, dal suo banco di Westminster, il pericolo del riarmo della Germania:

“Dobbiamo svelare il mistero che avvolge la questione degli armamenti nella Germania hitleriana. Dobbiamo farlo per garantire la nostra sicurezza. È soprattutto l’aviazione militare tedesca in continuo sviluppo che ci preoccupa. È meglio spaventarci ora che essere uccisi poi”.

Così come la politica espansionistica tedesca in ambito pangermanista: eppure la Gran Bretagna aveva dato il peggio di sé nel corso dei secoli precedenti, durante lo sviluppo del suo impero marittimo, commerciale e coloniale. Egli stesso aveva partecipato a quelle spedizioni militari volte a conquistare nuovi territori o a calmare le zone “agitate” dell’Impero, definite da Rudyard Kipling “la missione civilizzatrice dell’uomo bianco”.

I suoi appelli rimasero inascoltati: durante il rimpasto governativo del novembre del 1933, e poi nel 1937, Churchill non ottenne alcun incarico governativo, rimanendo escluso dai “giri di valzer” che i governi occidentali facevano per cercare di mantenere quell’equilibrio di pace nonostante l’ascesa della Germania Hitleriana.

Tutto cambiò il 1 settembre del 1939: rifiutate le richieste tedesche di ottenere una fascia di territorio per collegare Danzica con il resto della Germania, alle 4,45 di quel mattino la Wermacht varcò la frontiera polacca, invadendo il Paese: era l’inizio della seconda guerra mondiale. Nonostante qualche settimana dopo, a causa del patto Molotov – Ribbentrop, l’Unione Sovietica invase la Polonia da est, Francia e Gran Bretagna dichiararono guerra a quella che sembrava la minaccia più pericolosa, la Germania. Era la posta in gioco più alta per Churchill; già andando alla Camera dei Comuni segnò quella che sarebbe stata la sua lotta ad oltranza, fino alla sconfitta del nemico:

“Noi non combattiamo per Danzica o per la Polonia. La posta in gioco è il mondo intero che dobbiamo salvare dalla tirannia nazista”. In quegli stessi giorni Chamberlain, il premier, gli offrì il portafoglio dell’Ammiragliato, carica che aveva ricoperto nelle prime fasi della Grande Guerra. I primi anni di guerra furono fatti di sconfitte e ritirate per la Gran Bretagna: dopo la campagna di Polonia, Germania e Francia cominciarono quella che venne definita “La strana guerra”, dove non si sparò un colpo per mesi. Tuttavia, la Germania continuò la sua espansione militare invadendo i paesi confinanti (Danimarca, Norvegia), e infliggendo continui colpi alle navi britanniche tramite i propri sottomarini, gli Uboat. La situazione, ogni giorno che passava, diventava sempre più tesa per il premier Chamberlain, che culminò in un vero e proprio processo parlamentare per ribadire le sconfitte subite finora. Messo alle strette, Neville ebbe l’onere di suggerire al re il nome di Churchill come proprio successore, dando le proprie dimissioni.

Era il 10 maggio del 1940: Churchill aveva sessantacinque anni, e formava un ministero da lui denominato “grande coalizione”. Ne facevano parte, oltre che i conservatori, anche i liberali ed i laburisti. Esordì, come premier in parlamento, in uno dei suoi discorsi diventati più famosi:

“Inglesi, non ho da offrirvi che sangue, sudore, fatica e lacrime. […] Quali i nostri scopi?, mi domandate. Vi rispondo con una sola parola: Vittoria! Vittoria a ogni costo, lunga e dura che sia la strada per conseguirla”.

Quella che doveva essere l’apice, il punto più alto della sua carriera, in realtà avrà degli effetti disastrosi: da quella guerra l’Inghilterra ne uscirà pesantemente danneggiata, sia a causa dei debiti economici protratti verso gli Stati Uniti, sia in ambito territoriale, con la disgregazione dell’Impero Britannico, come sarà poi ribadito dallo stesso Churchill nel novembre del 1942:

“Non sono diventato Primo Ministro del Re per presiedere alla liquidazione dell’Impero britannico”.

Così come confermato dalla lettera che Göring, l’ex capo dell’aviazione tedesca (la Luftwaffe) mandò a Churchill il dieci ottobre del 1946, quando era già rinchiuso a Norimberga, in attesa di processo:

“Herr Churchill! Avrete ora la soddisfazione di sopravvivere a me e ai miei camerati sfortunati. Io non esito a congratularmi per voi oltre questo personale trionfo, e la delicatezza con il quale l’avete compiuto. […] Mi rammarico oggi, come mio errore più grave e del governo Nazional – Socialista, solamente l’errore fatale per il quale Io e la nostra politica cedemmo nel nostro giudizio sul vostro potere di discernimento come Statista. Mi rammarico di avervi attribuito il discernimento, della necessità del mondo politico, di una soddisfatta e prosperosa Germania per l’esistenza anche dell’Impero Britannico. Mi rammarico che la nostra forza e i nostri mezzi non furono sufficienti per farvi torcere, anche nell’ultim’ora, la maggior conoscenza che la liquidazione della Germania sarà l’inizio della liquidazione del potere Britannico sul mondo. Abbiamo preso i nostri posti e li abbiamo accettati secondo la sua legge. In accordo alla nuova legge, per la quale questa Europa è già troppo vecchia: secondo voi, alla vecchia legge, per la quale questa Europa non è più abbastanza importante al mondo”.

La nomina a premier avvenne in un momento abbastanza delicato per l’Inghilterra. La Germania quello stesso giorno aveva invaso di sorpresa il Belgio ed il Lussemburgo, violandone la neutralità. I panzer tedeschi aggiravano in questo modo la linea Maginot ed invadevano in pochi settimane la Francia, arrivando fino alle coste di Calais: era la Blitzkrieg, la guerra lampo. Egli stesso dovette ordinare, per evitare che le navi francesi cadessero in mani nemiche, di affondarne la flotta ancorata ad Orano, provocando la morte di migliaia di marinai. Il mese successivo, quando oramai si era agli sgoccioli della campagna di Francia, Mussolini dal balcone di Palazzo Venezia dichiarava l’uscita dell’Italia dalla neutralità e la sua entrata in guerra a fianco “dell’alleato Germanico”.

Dopo la caduta della Francia, Churchill esclamò che “siamo rimasti soli a combattere, e continueremo a combattere per salvare l’umanità dalla maledizione di Hitler”: tuttavia nel mezzo del tunnel il Regno Unito fu aiutato da alcuni errori tattici dei tedeschi, come la ritirata di Dunkerque dove, complice anche “l’alt” di Hitler ai panzer che oramai avevano mano libera per tutta la Francia, l’intero corpo di spedizione britannico e anche di quella che restava dell’armata francese riuscì a reimbarcarsi sulle navi rifugiandosi sulle coste inglesi.

La battaglia d’Inghilterra, che si sarebbe svolta da lì a breve, dal luglio del 1940 fino alla fine dell’anno, ebbe fortune alterne, sia da parte inglese che tedesca: da una parte, quest’ultimi sottovalutarono l’uso del RADAR, mezzo di intercettazione navale ed aereo, che venne usato a scopo difensivo, dall’altra la Royal Air Force venne di parecchio sottostimata, sia la produzione di aerei, che era di circa 480 nei mesi cruciali di quell’estate, sia la superiorità degli Spitfire e degli Hurricane, i principali caccia che possedeva in quel momento l’Inghilterra. Il bombardamento, avvenuto per sbaglio, di una zona di Londra ad opera di un bombardiere H111 tedesco diede anche il pretesto per operare un bombardamento di ritorsione contro Berlino: questo non sarà che il primo “bombardamento terroristico” che colpirà, man a mano che la guerra si protrarrà, contro le popolazioni civili delle città tedesche (tra il settembre del 1944 e la fine del conflitto gli inglesi, assieme agli americani, sganceranno sulla Germania più di 750.000 tonnellate di bombe, provocando tra le 600 – 700.000 vittime tra i civili). Quando, come contromossa tedesca, si comincerà a bombardare Londra, Churchill parlerà alla Camera in uno dei suoi discorsi più esaltati dei precedenti: “Queste bombe lanciate crudelmente a casaccio su Londra fanno parte del piano d’invasione ideato da Hitler che spera, con lo sterminio di gran numero di cittadini, donne e fanciulli compresi, di terrorizzare la popolazione di questa potente e imperiale città […] Ma egli non conosce lo spirito britannico … Ha appiccato un incendio che divamperò con fiamma ardente fino alla consumazione dell’ultimo vestigio della tirannia nazista […]”.

Quando, alla fine della battaglia, Hitler dovrà rinunciare ai suoi piani di conquista, l’Inghilterra tirerà un sospiro di sollievo, accompagnate dalle notizie di guerra sul fronte africano: gli italiani, dopo le prime avanzate in Etiopia ed in Libia, erano stati costretti a ritirarsi, portando gli inglesi al contrattacco: per impedire che la Libia cadesse in mano nemiche dovette intervenire Rommel con i suoi Afrika Korps. Sempre nell’ottobre del 1940 l’Italia avviò le operazioni d’attacco verso la Grecia, ma anche lì l’iniziativa militare si risolse con un a disfatta, con parte dell’esercito greco che invase l’Albania: per risolvere la situazione Hitler dovette invadere la Grecia e la Jugoslavia, facendo tramontare il mito della guerra “parallela” tanto agognata da Mussolini. Sempre di più in Churchill aumentavano i sentimenti d’odio nei confronti di Mussolini e degli italiani, sebbene avesse ammirato il Bel Paese negli anni della sua giovinezza: “è il momento di colpire gli italiani sempre più e senza tregua dovunque, per cielo, per mare, per terra”. Inoltre si avviarono delle iniziative per cominciare a supportare la resistenza francese e a creare un governo della “Francia Libera” attraverso la figura di De Gaulle, un uomo che avrebbe sempre avuto un rapporto di amore – odio con il Premier Inglese.

Si aprì, nell’anno successivo, un diverso scenario: il 22 giugno 1941 cominciò “l’Operazione Barbarossa”, il piano d’attacco di Hitler contro l’Unione Sovietica, con obiettivo Mosca e Leningrado. Poco importava l’anticomunismo manifestato da Churchill negli anni precedenti, il nemico da abbattere era quello nazista, tant’è vero che annunciava:

“Se si dovesse arrivare allo scontro, noi saremo al fianco dei russi come compagni d’armi poiché il nemico da battere è Hitler. […] Se Hitler invadesse l’Inferno farei una dichiarazione in favore del diavolo”.

In aiuto dell’URSS gli inglesi cominciarono a mandare successivamente, assieme gli americani, una serie di aiuti militari a favore dei russi: carri armati, aerei da caccia e bombardamento, perfino l’equipaggiamento militare di base. Sempre in quel periodo, nell’agosto del ’41, sull’Augusta e sulla Prince of Wales incominciarono le prime trattative di Churchill con il presidente americano Roosevelt, sancendo la rottura isolazionista dell’America verso la guerra, già avviata con l’introduzione della legge “Lend – Lease”, per rifornire i paesi alleati di rifornimenti e materiale bellico, e creando la cosiddetta “Carta atlantica” che avrebbe dovuto sancire l’assetto politico del mondo dopo la “definitiva distruzione della tirannide nazista”.

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