Omicidio e lesione stradale: era davvero così necessaria una nuova figura autonoma...

Omicidio e lesione stradale: era davvero così necessaria una nuova figura autonoma di reato?

Di Luca Zomparelli

A distanza di poco tempo, la nuova figura di reato dell’omicidio stradale, è entrata nel circuito del codice penale italiano, e stiamo qui a domandarci se, tale, può colmare l’aspetto sanzionatorio “lacunoso” della previgente normativa. Un’onda popolare senza precedenti, tanto che sembrava che l’unica volontà degli elettori, fosse l’introduzione di una figura di reato contro i c.d. pirati della strada. Ed ora giace silenzio… sotto tutte le sue forme. Un silenzio, per mia espressa visione, inquietante perché nulla è cambiato. I morti continuano a dilagare sulle nostre strade… vite spezzate continuano a spegnere animi dentro le famiglie…

Ci siamo mai chiesti che cosa ci aspettiamo dalla madre della giustizia?

Per madre ovviamente intendiamo il codice penale e per figlia il reato da cui essa discende e nel caso di specie parliamo di omicidio stradale. Cosa mai potrà ripagare quella vita spezzata magari o forse una pena più severa?

Quanti interrogativi, e quante poche domande e certezze. Ed è proprio da qui che trascende un fallimento dello stato, che non è capace di educare e di punire, succinto dall’interesse popolare reagisce di istinto e non con la dovuta consapevolezza di un saggio che è chiamato a gestire i suoi governanti. Non è che con una sanzione più rigorosa, ottengo il beneficio desiderato, perché l’obiettivo di uno stato deve essere quello di saper educare i conducenti e di rieducarli quando errano. Il delitto nuovo rimane sempre di carattere colposo, come nella precedente disciplina, sono solo state inasprite le pene. Può solo un nuovo nome acquietare i nostri animi? La sostanza delle cose non è come ci vengono poste. Il perché è semplice, non viene dato un potere maggiore agli organi di polizia giudiziaria di poter procedere alla raccolta tempestiva della prova non potendo procedere con il prelievo ematico del presunto reo, prova regina del delitto in esame. Senza una prova certa, viene meno la sanzione perché nessuno può essere punito per un fatto di cui non si ha la certezza, però rimangono in piedi gli interrogativi sopra posti. L’accertamento della violazione è il punto di rottura della nuova disciplina. I fautori della modifica legislativa, dal canto loro, non esitano a sostenere che il livello emergenziale delle condizioni di circolazione stradale (migliaia di morti, famiglie distrutte, sanzioni percepite come inconsistenti, patenti restituite con apparente facilità anche ai responsabili dei peggiori sinistri) esigeva, comunque, risposte forti, anche a costo di sacrificare la “purezza concettuale” del sistema. E chiamano in ballo l’antico, ma sempre valido, nesso tra minaccia della pena e condotta umana: visto che la consapevolezza della gravità di certi comportamenti al volante si è diluita al punto da far apparire come “eventi routinari” gli incidenti, serve un deterrente straordinario, radicalmente diverso da quello che c’era prima, per modificare atteggiamenti e livelli di attenzione.

Il nostro però è un sistema garantista, dove la sanzione è vista come rieducazione, mentre per la società è vista come repressione del soggetto agente. Vi è una disparità di vedute dovuto dal fatto che i nostri governi precedenti sono stati incapaci di tessere nella società lo sviluppo di una coscienza sociale, di un educazione sociale tale da compromettere le generazioni future e le scelte di un legislatore alquanto miope di doverose vedute sociali. L’omicidio stradale rappresenta un altro fallimento tutto italiano, dove vengono inasprite le pene senza curarsi di andare al fondo delle cose. L’obiettivo marcato da tale disposizione di norma è solo quella di incutere timore nel condurre un veicolo dove basta solo la violazione di una norma contravvenzionale del codice della strada e scatta la facoltatività dell’arresto in caso di omicidio o lesioni personali. Però rimane sempre un delitto colposo, dove la pena massima prevista, anche in caso di strage non può superare gli anni 18, che poi mai saranno tali. Sono sufficienti per ripagare la vita spezzata? La soluzione non era da ritrovare nella pena, ma a priori, nell’educare chi si ci accinge alla guida o per chi vi è già immerso, incentivare colui che guida a dei premi di onorabilità per la condotta assunta nella vita stradale, coltivando il principio preventivo e non solo repressivo. Non può mai essere un numero a colmare e rasserenare un animo angosciato, ma solo i valori con cui uno stato cerca di rimediare agli errori dei suoi figli. L’aspetto positivo di tale nuova figura delittuoso sono le sanzioni accessorie, ovvero quelle della revoca della patente in caso di palese violazione e superamento dei limiti previsti dal codice della strada, con impossibilità al rinnovo da 5 a 20 anni. Dobbiamo abituarci alla visione del noi e non dell’io, indipendentemente da ciò che è giusto o ingiusto, ma vedere oltre… dove lo stato deve fare da mediatore tra gli interessi lesi e farsi da garante di “ripagare” quella vita spezzata ingiustamente.

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