Libertà e Azione ricorda le gloriose giornate dell’Agosto 1916

Libertà e Azione ricorda le gloriose giornate dell’Agosto 1916

di Redazione

Ieri sera, l’associazione culturale Libertà e Azione, ha svolto un nuovo gruppo di studi, “Dalla presa di Gorizia alla morte di Nazario Sauro ed Enrico Toti”, nel progetto della Grande Guerra “1915-1918 la Guerra degli italiani” (nome anche della pagina Facebook del progetto), dedicato appunto alla presa di Gorizia del 1916 e alle figure di Nazario Sauro ed Enrico Toti. Alla presenza di 35 persone, molti studenti e villeggianti romani, Marco di Girolamo, membro dell’associazione, ha illustrato le fasi salienti della battaglia che ha infiammato l’Isonzo 100 anni fa.

“6 agosto 1916, alle ore 7, ebbe inizio il tiro delle artiglierie italiane da Tolmino al mare. Sul Sabotino una colonna comandata dal colonnello Badoglio (cinque battaglioni), grazie a un dedalo di gallerie scavate nella roccia quasi a contatto delle posizioni nemiche, riuscì ad espugnarne la vetta e a sorpassarla scendendo sulla sponda destra dell’Isonzo sul costone/forcella di San Mauro (Šmaver, a 507 mt.). Sul basso Sabotino, invece, gli austroungarici resistettero agli sforzi di un’altra colonna italiana, comandata dal generale Gagliani, il quale rimase ferito e dovette cedere il comando al generale De Bono; la quota 188 (presso Lenzuolo Bianco) e la sommità del vicino Podgora rimasero in mano austroungarici. Oslavia e la sommità del Calvario invece vennero raggiunte e sorpassate dagli italiani. Nella notte gli austroungarici contrattaccarono violentemente ottenendo qualche vantaggio ad Oslavia e al Graffemberg (Contado) per poi venir respinti sia sul Sabotino sia sul Calvario. Il mattino del 7 agosto divampò la battaglia, grazie anche a rinforzi sopraggiunti in aiuto agli austroungarici. L’esercito italiano conquistò la Quota 188 e il Dosso del Bosniaco (collocate tra Oslavia e Lenzuolo Bianco) e le trincee della Valle Piumizza (alle pendici a sud del Sabotino). In serata si registrarono resistenze austroungariche ancora sul Podgora, ma la stessa notte il Comando austroungarico ordinò la ritirata sulla sponda sinistra dell’Isonzo”.

Infine Di Girolamo ha chiuso sulle figure di Sauro e Toti: “Nazario Sauro fu un militare volontario irredento durante la Grande Guerra. Nato in Istria da una famiglia italiana, Nazario divenne marinaio e all’età di 20 anni era già ufficiale della Marina austro-ungarica. Ciononostante fu un convinto sostenitore dell’idea mazziniana dell’indipendenza dei popoli e mal sopportava la presenza dell’Impero asburgico in quelle che lui riteneva essere terre italiane. Con lo pseudonimo di Eugenio Sambo, il 30 luglio 1916 si imbarcò sul sottomarino Pullino per compiere una missione nella zona di Fiume (l’attuale Rijeka) ma rimase incagliato su uno scoglio all’interno del Golfo del Quarnaro. Dopo un rocambolesco tentativo di fuga, Sauro venne catturato dalle autorità locali e condotto a Pola dove venne identificato. Il tribunale emanò in breve la sua condanna a morte per alto tradimento e il 10 agosto 1916 venne impiccato. Enrico Toti che aveva già perso una gamba, in un periodo in cui non si andava per il sottile con gli “storpi” condusse un’esistenza costellata da scommesse con se stesso, alcune vinte, altre no. La più impegnativa fu quella di farsi arruolare e combattere al fronte. Enrico Toti il sei agosto del 1916 cade durante un attacco agli austroungarici sul Carso monfalconese lanciando la sua stampella mentre veniva trafitto dai colpi”.

L’associazione invita a seguire sulle pagine gli aggiornamenti della Grande Guerra e pubblicherà l’appuntamento col prossimo gruppo di studi, per ripercorrere le tappe che hanno formato la nostra nazione.

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